Singapore: donna trans costretta al servizio militare

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La Corte Inglese ha bloccato il provvedimento, ma se dovesse tornare a Singapore non avrebbe scampo

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Un assurdo caso giudiziario è appena scoppiato in Inghilterra: una donna transessuale originaria di Singapore sarà costretta a prestare il servizio militare alla propria nazione se dovesse far ritorno a casa, per qualsiasi motivo.

La ragazza 33enne è emigrata nel Regno Unito nel 2004 per studiare quando aveva già iniziato il processo di transizione, vivendo in Europa la sua identità sessuale femminile a tutti gli effetti. E infatti la donna è riconosciuta come tale dal governo inglese ma non da quello del suo Paese, dove è considerata un uomo. Quindi, se per qualsiasi motivo dovesse far ritorno nel proprio Stato, sarebbe costretta ad arruolarsi fino al 2023, ovviamente in una unità maschile. Se invece provasse a rifiutare l’arruolamento obbligatorio, dovrebbe scontare 15 mesi di carcere e una multa esosa.

 

Secondo l’avvocato della donna, “per lei ritornare nella sua città natale significherebbe essere punita come un uomo”: una cosa del genere è inammissibile. Per questo un giudice inglese ha emesso un’ordinanza che permette alla donna di rimanere in Inghilterra e di non essere richiamata con la forza dal governo di Singapore, prima che se ne occupasse il Tribunale dell’Immigrazione e dell’Asilo Politico. “Per lei questo significa che può godersi una vita senza compromessi legati alla sua identità di genere e alla sua integrità personale. Questo è un diritto basilare che a Singapore le sarebbe negato. Speriamo che questo importante provvedimento incoraggi Stati come Singapore e Malesia a rivedere le proprie leggi che sono discriminatorie nei confronti delle persone transgender”, ha affermato il giudice Harris che si è occupato del caso. “Questo provvedimento sarà senza dubbi accolto dalla comunità LGBTI in modo positivo e dovrebbe essere accolto così anche da tutta la popolazione”.

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Avevamo già parlato della difficile situazione a Singapore in questo senso: pochi giorni fa abbiamo dato risalto alla storia di Olivia e Irene, coppia lesbica che lotta ogni giorno contro le prevaricazioni e i diritti non riconosciuti dal governo. Se pur l’omosessualità non è attivamente combattuta dalla polizia, esiste ancora la sezione 377A del codice penale che di fatto la vieta. Speriamo che, anche attraverso il caso di questa donna transgender, le cose possano al più presto cambiare.

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