SPACCATI DALLA GUERRA

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Congresso Arcigay, delegati abbandonano l'aula

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RICCIONE – Il congresso Arcigay si divide sulla guerra in Afghanistan. Quando si deve votare una mozione sull’argomento, 35 delegati sugli 84 presenti abbandonano polemicamente l’aula. Risultato: con uno scontro frontale fra i delegati "l’assemblea esecra lo scontro bellico in Afghanistan, auspica che il conflitto non si estenda in altre parti del mondo e che siano rintracciati i veri responsabili degli attentati dell’11 Settembre" racimolando una maggioranza di soli 29 favorevoli, 5 contrari e 15 astenuti. Insomma ad Arcigay si è pacifisti… ma non troppo.

L’azione dimostrativa dei 35 delegati usciti, ha caratterizzato l’ultima giornata del congresso di Arcigay forse ancor più della riconferma a maggioranza assoluta del presidente uscente Sergio Lo Giudice (sottolineata da grandi applausi), del presidente onorario (lui preferisce OMOrario) Franco Grillini e della nomina a Segretario Nazionale di Aurelio Mancuso (foto).

La mozione sulla guerra, su cui il congresso si è spaccato, era stata presentata dal segretario uscente Davide Barba, verosimilmente in reazione ad alcuni interventi in cui si affermava che Arcigay non avrebbe dovuto prendere posizione su argomenti non prettamente inerenti il mondo gay quali la guerra, la polemica sindacati-governo sull’abolizione dell’articolo 18 sui licenziamenti senza giusta causa o sulla laicità della scuola.

Già Aurelio Mancuso aveva tentato di contenere i danni affermando durante il dibattito che "ad Arcigay spetta anche il compito di fare politica alta, anche perché se non la facciamo noi la politica alta sui gay chi volete che la faccia?".

A Davide Barba (foto sotto) questo non è bastato. Nonostante l’invito giusto da una mozione d’ordine firmata dai 35 delegati contrari alla discussione di un tale argomento in sede di congresso nazionale, ha chiesto all’assemblea di esprimersi sulla guerra in linea con lo statuto di Arcigay (che è stato leggermente modificato, reso più moderno e più chiaro) all’interno del quale è scritto chiaro e tondo che l’associazione è "pacifista ed ecologista" e che "lotta per i diritti delle minoranze".

Insomma in teoria l’associazione dovrebbe già essere stata contraria alla guerra, di per sè. Ma perché allora chiedere una conferma di questa linea? Perché Arcigay dall’11 settembre ha sempre rifiutato di intervenire apertamente sull’argomento. In realtà già si sapeva che al suo interno vi erano posizioni ben diverse e sensibilità a volte contrapposte. Con da un lato chi afferma che "hanno ragione gli americani" e dall’altro chi, al contrario, sostiene che "non si può bombardare un popolo di affamati".

Fino a domenica anche il presidente Nazionale Sergio Lo Giudice, pacifista ma cosciente di queste diverse opinioni presenti nella sua associazione, aveva sempre evitato di esprimersi ufficialmente sull’argomento e tentato di limitare divisioni su argomenti che certo importanti ma probabilmente, per Arcigay meno attinenti di altri alle sue finalità specifiche.

Ora Lo Giudice commenta: "Il fatto che questo voto abbia spaccato in due come una mela la platea congressuale conferma la mia opinione del fatto che vi sono idee molto diverse all’interno dell’associazione. Certo, Arcigay deve auspicare e sperare in una prospettiva di Pace come è scritto nel nostro statuto. Ma al tempo stesso, su un tema come questo vanno rispettate le sensibilità di ognuno. Mi è dispiaciuto molto che si sia arrivati alla divisione".

di Giacomo Leso – nostro inviato

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