Stati Uniti, esplode il caso dell’attivista intersex ucciso dalla polizia: “Aveva solo un coltello”

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Il ragazzo soffriva da tempo di attacchi di ansia, depressione e aveva tentato il suicidio.

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Lo circondano in quattro: poi, a un tratto, qualcuno preme il grilletto. È morto così Scout Schultz, attivista intersex americano di 21 anni.

Scout Schultz, 21 anni, era iscritto al quarto anno della Georgia Tech, prestigiosa università degli Stati Uniti, ed era il presidente di Pride Alliance (un’organizzazione LGBT del campus). La sera di sabato 16 settembre una chiamata (si è scoperto in un secondo momento che la chiamata era sua) ha segnalato al 911 la presenza di un ragazzo dai lunghi capelli biondi e armato di coltello. La polizia è arrivata sul posto: “Avanti, lascia cadere il coltello” intima un poliziotto. “Sparami” risponde lui, avanzando. “Nessuno vuole farti del male” continua l’agente. In quattro lo circondano: la situazione è apparentemente sotto controllo, ma all’improvviso qualcuno spara. Le urla, l’arrivo dell’ambulanza: Scout muore in ospedale.

La scena è stata ripresa in un video girato da una delle finestre del campus.

Il ragazzo aveva sofferto di ansia e depressione, era stato a lungo seguito da un terapista e aveva lasciato tre biglietti in cui annunciava il suo suicidio (un primo tentativo, risalente al 2015, era fallito).

Nel frattempo è stata aperta un’inchiesta e alla Georgia Tech sono state organizzate manifestazioni per protestare contro la condotta degli agenti. Il padre della vittima, in conferenza stampa, ha detto tra le lacrime: “Perché non un’arma non letale come il taser o lo spray urticante? Perché hai dovuto sparare? Questa è la domanda che farei, l’unica questione che conta al momento. Perché hai ucciso mio figlio? Stava lottando contro dei disturbi mentali. È tragico che la sua vita sia stata portata via con un proiettile, anziché salvata”.

L’appello e la speranza della famiglia, a questo punto, è che le manifestazioni non sfocino in una deriva violenta, cosa già accaduta nella giornata di ieri (automobile incendiata e 50 arresti): “La violenza non può essere la risposta giusta alla violenza”.

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