E se fosse lo Stato, e non la natura, a decidere chi può diventare genitore?

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Manifesto per la licenza di idoneità genitoriale ovvero la patente per genitori.

Genitorialità - Gay.it - photo source: thenewbornartist.com
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Cosa accadrebbe se fosse lo Stato a stabilire chi può o non può avere figli? Qualcuno risponderebbe che in realtà questo già accade, che lo Stato già decide, ad esempio impedendo – come accade nel nostro Paese – l’adozione per i single e le coppie omosessuali. Ma la proposta, al contempo ideale e concreta, che qui provo ad abbozzare si colloca su un altro livello. Essenzialmente vuole essere una critica all’idea di filiazione come diritto posseduto per natura e alla famiglia naturale come modello di bontà morale.

LA NATURA NON È ETICA

Per molte persone avere un figlio è effettivamente una possibilità biologica: ma il fatto che si disponga di tale dotazione biologica è giusto che si traduca automaticamente in un diritto ad avere figli? Diventare genitori produce responsabilità, significa esercitare un potere morale di livello superiore. Fare un figlio non è una decisione come le altre: riguarda in modo intimo e radicale la vita altrui. Ogni riflessione sull’essenza e forme della genitorialità dovrebbe pertanto tenere conto non solo delle persone che decidono di diventare genitori, ma anche – e vorrei dire, soprattutto – dei nuovi e fragili esseri umani che vengono al mondo. Occorre uscire dall’idea che i figli siano un bene o una proprietà dei genitori. Il ruolo del genitori è più simile, ponendosi in una prospettiva moralmente qualificante, a una messa al servizio, all’assunzione radicale di una responsabilità. C’è un punto morale preciso che ritengo ineludibile: siamo responsabili ovvero colpevoli per ogni nuovo dolore che viene al mondo ed è proprio la genitorialità ad essere portatrice di questa responsabilità, essendo dotata del potere massimo di fare del bene/del male a un altro essere umano. Ecco perché qui tento di sostenere l’idea che l’accesso alla genitorialità dovrebbe essere normato, che lo si dovrebbe sottrarre alla possibilità biologica.

PERCHÉ FARE FIGLI NON PUÒ ESSERE UN DIRITTO

Qualche settimana fa dai quotidiani abbiamo appreso che in parlamento si discute di una proposta di legge che intende istituire corsi di formazione per genitori, corsi che si preoccupino di rendere i genitori consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità. Benissimo. Iniziativa lodevole ma, vorrei dire, assolutamente insufficiente. Non sufficiente a far cosa? Qual è la posta in gioco? Il problema per cui credo si debba finalmente provare a dare una soluzione, va ricercato in quel legame delicatissimo tra dotazione biologica e adeguatezza morale, psicologica e materiale. In altri termini: perché individui impossibilitati a svolgere adeguatamente il ruolo di genitori, nei fatti, finiscono comunque per avere dei figli? Diventare genitori, vorrei ribadirlo, non è qualcosa che riguarda solo l’individuo o la coppia. Si può parlare di “diritto” e di diritto ad “autodeterminarsi” essenzialmente quando si fa riferimento a singoli oppure a relazioni tra adulti. Se un persona vuole biforcarsi la lingua oppure venerare le antiche divinità Inca, deve poterlo fare. Nessun problema. Ma diventare genitori condiziona in modo diretto la vita di un altro essere umano, necessariamente subordinato, che per lungo tempo potrebbe trovarsi a vivere condizioni di disagio senza possibilità di sottrarsi alla sofferenza.

Il male subito dai bambini è il male maggiore, è male inflitto su chi non ha modo di ripararsi, di attenuare o schivare i colpi che riceve. La società, e quindi lo Stato e la politica, dovrebbero fare tutto il possibile per evitare che un male del genere venga compiuto. Prendere tutte le precauzioni a disposizione, compresa quella, certo controversa, di limitare il diritto degli adulti di autodeterminarsi. Perché diritti, beni e valori devono essere bilanciati. E il diritto dei bambini di venire al mondo in un ambiente non ostile ritengo debba ritenersi superiore a quello dei genitori di esercitare la propria facoltà riproduttiva.

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Paradossalmente c’è qualcosa che potrebbe apparire simile, in questa proposta che sto delineando, alle posizioni di chi intende vietare le adozioni e le altre forme di genitorialità per le coppie LGBT. Il problema è che, come succede ad esempio ai cattolici, il criterio che agisce lì è quello del pregiudizio, dato che letteratura scientifica e cronache ci dicono ormai chiaramente che la famiglia naturale non è affatto garanzia di equilibrio e benessere. Nella visione che mi impegno a difendere due uomini e due donne possono essere genitori qualificati esattamente come un uomo e una donna. La possibilità biologica di fare figli non ha di per sé alcun valore morale. È anzi una capacità che può aprire a veri abissi etici, a tragedie e scenari raccapriccianti, come ormai quotidianamente la cronaca nera ci insegna.

UN SPECIE DI ADOZIONE CHE PASSA PER LA BIOLOGIA

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