STATUTO TOSCANO: I PRO E I CONTRO

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La sinistra si scaglia compatta contro la decisione del Governo di impugnare la Carta regionale che riconosce le coppie di fatto. La Prestigiacomo: "non capisco la bagarre".

ROMA – Passerà sotto l’esame della Corte Costituzionale a settembre il nuovo Statuto della Regione Toscana, dopo che il Consiglio dei Ministri di martedì ha deciso di impugnarlo per sospetta incostituzionalità. Ma intanto la decisione del Governo solleva non poche polemiche e spacca persino il centrodestra.
All’interno di Alleanza nazionale, il governatore del Lazio Francesco Storace e Francesco Pedrizzi plaudono alla bocciatura, mentre gli esponenti di An in toscana accusano il governo di aver compiuto un «grave errore». Anche il ministro Altero Matteoli difende la Carta regionale, dopo averlo fatto, invano, in Consiglio dei ministri. Ma il coordinatore di An, Ignazio La Russa, getta acqua sulle polemiche: «Non c’è alcuna spaccatura nel partito. Ciascuno può avere opinioni personali. Ma l’eccezione di costituzionalità andava sollevata».
Tra i favorevole invece anche il ministro Stefania Prestigiacomo, che sottolinea: «Il governo ha impugnato lo statuto della Toscana su 11 diversi punti e lo ha fatto per motivi di non competenza. Palazzo Chigi non è intervenuto sul merito del provvedimento, nonostante le polemiche che si sono scatenate sul no alle coppie di fatto lascino credere il contrario». La ministro per le Pari opportunità, in un’intervista apparso su Il Mattino, dice di non capire tanta bagarre: «La riforma del titolo V della Costituzione elenca le materie di competenza statale e regionale: non spetta alle Regioni occuparsi dell’ordinamento civile, e nemmeno della tutela ambientale e dei beni culturali, che sono alcuni degli altri punti contestati».
Secondo la Prestigiacomo, «probabilmente da parte della Toscana c’è stato anche un intento provocatorio, perché non può dire di riconoscere forme alternative di famiglia». La Ministro sfugge poi alla domanda relativa a una eventuale una apertura alle coppie omosessuali: «Nel nostro ordinamento – dice – ci sono momenti in cui si è data una legittimità alle convivenze: penso, ad esempio, alla legge sulle adozioni. Ma se c’è chi pensa di equiparare la convivenza a un matrimonio, va detto chiaro e tondo che non la spunterà mai. Su questo punto non ho difficoltà alcuna a esprimere la mia contrarietà: chi ha fatto una scelta di libertà deve assumersene le responsabilità, anche rispetto alle conseguenze della sua decisione. Voler equiparare la coppia di fatto alla famiglia fondata sul matrimonio è un errore. Ed è sbagliato parlare di necessità di garantire i figli, perché sono comunque tutelati dalla Costituzione».
E riguardo alla possibilità che la decisione del governo abbia effetti anche sui provvedimenti in tema di coppie di fatto ora all’esame della commissione giustizia di Montecitorio, afferma che «su quel fronte non cambia nulla, perché il Parlamento si pronuncerà sui testi presentati». Il presidente della Commissione giustizia alla Camera Gaetano Pecorella (Fi) conferma che il dibattito sulle proposte di legge sulle coppie di fatto andrà avanti: «Ma, avevamo concordato – precisa – di limitare il dibattito ai patti di solidarietà senza riconoscimenti automatici di coppie etero o gay».

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