Stonewall a Milano?

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Il terzo raid consecutivo della polizia nella "via gay" di Milano provoca la ribellione dei clienti omosessuali

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Riceviamo dall’amico Giovanni Dall’Orto, direttore della rivista "Pride", e volentieri pubblichiamo nonostante lo sciopero generale abbia bloccato la redazione, per la gravità dei fatti che Giovanni ci racconta

Negli anni Sessanta la polizia di New York prendeva di mira i locali gay con "controlli" ripetuti, per intimidire clienti e gestori.

Nel 1969 questo stato di cose ebbe fine dopo la ribellione dei clienti di uno di questi locali, lo "Stonewall", durante un raid: era la notte del 28 giugno, data di nascita del movimento gay e ora "giornata dell’orgoglio gay" in tutto il mondo.

Su scala più piccola e con toni meno esasperati (31 anni, dopo tutto, non sono passati invano, per fortuna) la scena si è ripetuta a Milano nella notte fra il 17 e il 18 ottobre, poco prima di mezzanotte: la polizia ha effettuato il terzo raid consecutivo nel giro di una settimana nei locali gay della "strada gay" di Milano, via Sammartini, identificando tutti i presenti, sequestrando materiale stampato (volantini e riviste gay) e minacciando di fronte a numerosi testimoni di "passare d’ora in poi tutte le sere" perché questi locali "non sono legali".

L’editore della rivista gay "Pride", Frank Semenzi, è stato fermato e portato in questura per aver risposto a un poliziotto che i documenti si possono chiedere anche senza dare spintoni e chiedendoli "per favore", dato che anche gli omosessuali hanno diritto ad essere trattati umanamente come tutti, e come le forze di polizia pretendono, giustamente, di essere trattate.

Dopo che Frank Semenzi è stato portato via, una delegazione di una decina di persone presenti nei locali gay della via in quel momento è immediatamente andata al vicino Commissariato di via Schiapparelli per chiedere spiegazioni: ne facevano parte il deputato Franco Grillini, un componente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano, Pietro Rutelli, l’avvocato Marco Volante, e i giornalisti Gianni Rossi Barilli del "Manifesto", Diego Palazzo di "Radio Popolare" e Giovanni Dall’Orto direttore di "Pride".

L’on. Grillini è stato ammesso a parlare con il responsabile dell’operazione, che gli ha spiegato che i raid mirano a favorire la viabilità, perché le auto dei clienti parcheggiate impediscono alle vecchiette di attraversare la strada con agio.

L’on. Grillini ha quindi preannunciato che lunedì presenterà un’interrogazione parlamentare sui raid di polizia contro i locali gay milanesi e sulla schedatura dei clienti.

Frank Semenzi, rilasciato verso le due di stanotte, ha dichiarato di essere stato oggetto di affermazioni omofobiche durante gli accertamenti: inviti a vergognarsi di essere quel che è, nonché la frase: "Se io avessi un figlio come te io lo ucciderei", particolarmente adatta a questo periodo di dibattito sulla violenza nella famiglia eterosessuale.

Nel frattempo, mentre la delegazione si recava in Commissariato, i clienti, indignati per il trattamento subito, hanno iniziato a telefonare agli amici per dare appuntamento a tutti i gay milanesi davanti ai locali di via Sammartini a partire da questa sera, venerdì, in poi.

"Se la polizia intende davvero tornare tutte le sere sappia che d’ora in poi verremo tutte le sere anche noi".

Per l’ennesima volta c’è da chiedersi se davvero Milano sia una città con pochi problemi di ordine pubblico da permettersi il lusso di occupare per tre sere di fila la polizia a schedare e intimidire clienti di locali omosessuali.

Tanto più che i gestori dei locali gay si lamentano invano da mesi (oltre che per l’assenza della via dagli itinerari dell’AMNU) per il trasferimento nella strada, durante il giorno, degli spacciatori allontanati dall’adiacente Stazione Centrale.

Giovanni Dall’Orto

(direttore responsabile di "Pride")

di Giovanni Dall’Orto

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