Storace da Costanzo su coppie gay

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Il presidente della Regione Lazio ha affrontato una platea agguerrita ma anche piena di sostenitori in una "uno contro tutti" sulle coppie di fatto.

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Burrascoso "uno contro tutti" ieri sera al Maurizio Costanzo Show: il presidente della regione Lazio Francesco Storace (An) da tempo al centro del mirino per le sue proposte in favore delle famiglie tradizionali a scapito delle unioni di diverso tipo, ha risposto alla valanghe di accuse che gli sono piovute addosso dalla platea, nella quale erano presenti una coppia di omosessuali di Latina, Enrico Oliari attivista omosessuale e presidente di GayLib, don Franco Barbero, sacerdote da anni impegnato con gay e lesbiche e che risponde su Gay.it alle domande su fede e omosessualità, Enrica Bonaccorti, Giampiero Mughini, il consigliere comunale di Roma Silvio di Francia e altri.

Antonio Garullo, gay di Latina presente in sala con il fidanzato, ha citato le parole di Storace in cui difendeva la sua proposta («Faccio pagare le tasse per mantenere i figli dei poveri e non i vizi dei diversi»), ribattendo che «non sono diverso e nemmeno vizioso. Vivo con un uomo da sei anni e mi sposerò con lui in Olanda. Ci sentiamo una famiglia».

Don Barbero ha difeso invece tiutte le forme di unione affettiva, senza fare differenze tra eterosessuali e gay, tra sposati e conviventi. «Io da anni assisto come prete alla celebrazioni innanzi a Dio di unioni tra gay e lesbiche. Loro sono gli officianti, io assisto».

A difendere i diritti dei gay sono stati anche gli interventi di Miriam Mafai, di Enrica Bonaccorti, e di Silvio Di Francia, autore di una proposta di istituzione nel comune di Roma di un registro per le unioni civili.

Il pubblico ha molto applaudito gli interventi, a nostro parere ampiamente elusivi e qualunquisti, di Francesco Storace, ma molti applausi ci sono stati anche per chi ha difeso i diritti omosessuali, decretando un netto "pareggio" in questo match senz’altro utile per riportare l’attenzione sui temi in dibattito, ma parzialmente inconcludente per la superficialità dovuta a un dibattito che ha dovuto seguire più le leggi dell’audience che una logica costruttiva.

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