Sud Africa: equiparati i matrimoni e le unioni gay

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Il Sud Africa pone fine all’omo-apartheid e sancisce il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso.

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CITTA’ DEL CAPO – Mentre in Italia certa vecchia politica continua ad arrampicarsi sugli specchi per discriminare impunemente le coppie omosessuali, senza neanche avere il coraggio di ammettere di volerlo fare, il mondo continua a girare e altri paesi fanno passi concreti verso la non discriminazione e l’uguaglianza. Con i fatti, non con vuote chiacchiere traboccanti di retorica finto familiare. Il Parlamento della Repubblica del Sud Africa ha oggi approvato una legge che equipara i matrimoni con le unioni civili, diventando il primo Stato del continente africano a riconoscere e legittimare pienamente le coppie omosessuali. Non che negli ultimi mesi non ci siano state polemiche, ma alla fine la volontà di porre fine a ingiuste e ingiustificate discriminazioni ha prevalso, il che tra l’altro dimostra quanta strada abbia fatto il Sud Africa dai tempi dell’apartheid.
La legge, approvata con 230 voti a favore, 41 contrari e tre astensioni, dice che lo Stato riconosce e tutela “l’unione volontaria tra due persone, solennizzata e registrata sia da un matrimonio che da un’unione civile.” Kenneth Meshoeprovoking, leader del Partito Cristiano Democratico Africano, aveva detto che se approvata la legge avrebbe «provocato l’ira di Dio.» Nonostante le forti contestazioni di conservatori, tradizionalisti e organizzazioni religiose il governo sudafricano ha voluto invece continuare sulla strada, molto difficile e molto terrena, della lotta contro ogni forma di discriminazione. «Rompendo con il nostro passato abbiamo bisogno di lottare e di resistere a tutte le forme di discriminazioni e pregiudizi, compresa l’omofobia» ha detto durante il dibattito che ha preceduto il voto il ministro dell’Interno sudafricano Nosiviwe Mapisa-Ngakula.
Commenti di casa nostra: «Prodi faccia presto: non si mantenga l’Italia in una condizione di minorità morale di fronte al fenomeno epocale del riconoscimento di pari dignità e diritti per lesbiche, gay, bisessuali e transgender», ha detto Sergio Lo Giudice di Arcigay nazionale. (Roberto Taddeucci)

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