Sudafrica, bruciata perché lesbica: si chiamava Nonki l’ennesima vittima dell’omofobia

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Un attivista locale nonché parente confessa: "Non sappiamo cosa dire e cosa fare".

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Bruciata perché lesbica? Le indagini sono ancora in corso, ma Nonki Smous potrebbe essere la nuova vittima dei crimini d’odio sempre più frequenti in Sudafrica.

Il corpo, ritrovato carbonizzato nella giornata di ieri a pochi metri da una chiesa evangelica a Kroonstad, in Sudafrica, dovrebbe essere quello di Nonki Smous, ragazza lesbica di 28 anni: la sua carta d’identità, infatti, è stata reperita nelle immediate vicinanze dai poliziotti, che vogliono però attendere i risultati del test del DNA prima di fornire alla stampa locale informazioni più precise. I residenti, dalle prime ricostruzioni, confermano di aver visto del fumo la notte precedente al ritrovamento.

Nthabiseng Mokanyane, attivista locale per i diritti LGBT, ha rivelato che Nonki, sua parente, era molto conosciuta nella comunità per vivere apertamente la propria omosessualità: “Non è un’area omofoba, anzi, è molto gay-friendly, quindi siamo sotto shock. Non sappiamo cosa dire e cosa fare”. L’atroce omicidio cade pochi giorni dopo la celebrazione del Gay Pride a Bloemfontein, capitale del Free State (provincia centrale del Sudafrica).

Le ultime ricerche effettuate, però, rilevano che il 41% della comunità LGBT in Sudafrica, che ha riconosciuto i matrimoni gay nel 2006 e che prevede anche le adozioni gay e specifiche norme contro la discriminazione, conosce o ha conosciuto qualcuno ucciso a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

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