Suicidi: i giovani omosessuali fino a tre volte più a rischio

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Allarme del professor Lingiardi: "Occorre riconoscere diritti e formare i docenti".

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Gli adolescenti e i giovani lgbt sono a maggiore rischio suicidio rispetto ai coetanei eterosessuali. Le probabilità che un ragazzo gay o una ragazza lesbica pensi a togliersi la vita sono doppie se confrontate con quelle che riguardano gli etero, valore che triplica se si parla di bisessuali. Le cause? L’omofobia interiorizzata, l’omofobia interiorizzata, il basso supporto sociale (il bullismo, ma anche il rifiuto della famiglia) e il coming out precoce, ovvero nella preadolescenza. E’ il dato che è emerso dallo studio presentato dal prof. Vittorio Lingiardi durante un convegno svoltosi a Roma nell’ambito della Giornata Mondiale del Suicidio.
Lingiardi, psichiatra è titolare della cattedra di Medicina e psicologia, presso La Sapienza di Roma, ha lanciato l’allarme e mostrato dati davvero preoccupanti. La relazione del prof. Lingiardi è partita da uno studio condotto nel 2011 negli Usa secondo cui nelle persone con orientamento sessuale non etero il rischio di suicidio aumenta fino a tre volte. Inoltre, il rischio diventa 8,4 volte più alto nelle persone lgbt tra i 21 e i 25 anni che vivono situazioni di forte rifiuto da parte della famiglia di origine.

Il dato è confermato se ci si focalizza sull’Italia. Uno studio condotto nel nostro paese nel corso di quest’anno, infatti, su 2000 giovani lgbt italiani, rivela che il 30 per cento di loro ha una “moderata ideazione suicidaria” contro il 16 per cento dei coetanei eterosessuali, classificazione che diventa “grave” nel 3 per cento dei casi rispetto a solo l’1 della popolazione etero.
“L’orientamento sessuale raddoppia e in qualche caso, come nei bisessuali, triplica la probabilità di ideazione suicidaria – ha spiegato Lingiardi secondo quanto riporta Redattore Sociale -. Dopo la depressione, l’orientamento sessuale è infatti il predittore più forte di ideazione. A incidere è anche il bullismo scolastico e il ruolo dello stigma sociale interiorizzato, specialmente quando c’è un rifiuto da parte della famiglia“.

Lingiardi, però, non si è limitato a lanciare l’allarme, ma ha anche indicato la strada da percorrere per fronteggiare il preoccupante fenomeno.
“La cosa più importante è contribuire al cambiamento culturale sull’orientamento sessuale nel nostro paese – ha spiegato il docente -. Da questo punto di vista gli interventi politici e giuridici sono molto importanti“. Lingiardi ha quindi fatto riferimento alla totale mancanza, in Italia, di una legge contro l’omofobia, del mancato riconoscimento legale delle coppie omosessuali e della presenza, nelle norme vigenti di discriminazioni verso le persone lgbt. “C’è quindi uno stigma innanzitutto dello Stato – ha spiegato lo psichiatra -. Sappiamo, invece, che in paesi dove è cambiata l’organizzazione giuridica sull’omosessualità si è ridotta la dimensione di malessere psicologico delle persone omosessuali”. Ma non è solo una questione legale e normativa. C’è anche altro da fare, secondo il professor Lingiardi. “Poi va fatto un discorso scientifico-culturale dal basso – conclude -: da questo punto di vista è fondamentale un’adeguata formazione del personale scolastico sul tema, coinvolgendo psichiatri e psicologi. La scuola è, infatti, il primo luogo in cui intervenire per contrastare il bullismo ma anche intercettare i segnali di malessere dei ragazzi”.
Temi noti a chi si occupa dei diritti civili e discriminazioni, insomma, oltre che spunti di cui l’incontro nazionale previsto a Roma per il prossimo week end (20-21 settembre) e organizzato dalle associazioni lgbt dal titolo, “Educare alle differenze”, che ha come tema proprio la scuola, dovrà tenere conto.

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