Sul libretto universitario il nome che Vittoria ha scelto per sé

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Studentessa trans ottiene il libretto con il nome da donna, primo caso a Catania

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Ce l’ha fatta, Vittoria. Adesso il suo libretto universitario riporterà il nome che lei ha scelto per sé e non più quello che si riferisce ad un’identità che lei non sente sua. Il documento dell’Università di Catania adesso riporta “Agnese Vittoria”. “Avrei voluto che sul libretto scrivessero Vittoria – ha raccontato a Repubblica Palermo -, ma un nome uguale al cognome, Vittoria Vittoria sarebbe risultato strano”. Perché è proprio Vittoria il nome che, dopo il coming out, ha iniziato ad usare invece di quello datole alla nascita. Una conquista non da poco che cambia la quotidianità della vita universitaria della ragazza, 24 anni, anche nel modo in cui docenti e altri studenti le si rivolgeranno durante le lezioni e gli esami. Non dovrà più rispondere ad un nome maschile, durante gli appelli alla Facoltà di Scienze umanistiche, e non dovrà più subire quegli sguardi.
Quella di Catania non è la prima università a permettere alle persone che affrontano un percorso di transizione di adottare il nome del genere scelto prima ancora dell’intervento di riassegnazione. Era già successo a Pisa, a Torino , a Bologna e a Padova. E’ però la prima volta che succede in Sicilia. Il nuovo libretto non sostituisce quello vecchio, ma lo affianca e questo permette alla studentessa di usarlo in tutte le sue attività accademiche. “Sicuramente adesso penserò alla laurea, – ha spiegato Vittoria al sito LiveSicilia – completare il mio percorso di transizione e diventare un’attrice!”.

Un obiettivo, quello del cambio di nome sui documenti ufficiali a prescindere dalla scelta di sottoporsi all’intervento, cui il movimento trans punta ormai da tempo. Per questo il Mit ha da poco lanciato la campagna “Campagna Un Altro Genere È Possibile” . “Nel 1982 quando la Legge 164 venne emanata fu un’opportunità grandissima per le persone trans – spiegano dal Mit -. Dopo 30 anni è diventata il più grande ostacolo all’autodeterminazione delle persone trans.
Vincolare il cambiamento del nome e del sesso anagrafico all’intervento chirurgico fa sì che ogni persona che non desideri o non possa operarsi non abbia mai l’opportunità di cambiare il nome sui propri documenti. In poche parole condanna le persone non operate a un limbo giuridico dal quale non potranno mai uscire”.
“E’ arrivato il momento di cambiare e di pretendere che sia possibile ottenere la riassegnazione del genere anche senza operazione – continua l’associazione trans -. L’identità di genere è un diritto e non può essere condizionato dalla chirurgia”. E in attesa che il Parlamento legiferi sulla questione, il Mit annuncia cause in tribunale “per ottenere, così come è già avvenuto a Roma, sentenze che autorizzino il cambiamento del sesso e del nome anche senza l’intervento chirurgico”.

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