Sull’omofobia serve impegno e unità, ma anche cautela

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Da un lato la vera e odiosa omofobia. Dall'altro episodi amplificati dalla stampa locale. Sarebbe bene che le associazioni usassero un po' più di accortezza nel proclamare certe...

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Le vicende di questi ultimi mesi sono realmente terrificanti. Il pestaggio a Napoli di Maria Luisa e del suo amico, il ragazzo accoltellato a Roma e il ragazzo massacrato di botte a Firenze sono solo le tre punte dell’iceberg di una ondata di omofobia che sta scuotendo l’Italia: in realtà, credo che chiunque di noi percepisca che il clima è cambiato da almeno un anno.

Piccoli episodi in giro per l’Italia sono ormai quotidiani. Io stesso sono stato vittima di un piccolo episodio di omofobia in una città, come quella di Pisa, dove in tanti anni mai queste cose sono avvenute. E la nostra redazione, non dimentichiamolo, è stata presa di mira a luglio con scritte omofobiche ora che è in periferia, quando per tanti anni è stata nella via principale della città senza che mai nulla fosse accaduto.

Le ragioni di questo cambiamento di clima stanno nell’assenza di sponde istituzionali che un tempo – quando governava il centro sinistra – dicevano qualcosa di chiaro sui diritti delle persone lgbt: solo a parole, certo, perché ricordo che il centro-sinistra al governo non è statp in grado di approvare un solo provvedimento a nostro favore, ma almeno le parole c’erano e non ci ritrovavamo ministri gente della subcultura di Calderoli. Più in generale, credo, è il clima culturale che è cambiato, in tema di rispetto delle differenze. Mi permettano i tanti gay che ce l’hanno con rumeni e marocchini, ebrei e persone di colore: è chiaro che se in questo la cultura che passa è quella del "dagli all’immigrato e al diverso", poi qualche problema ce l’abbiamo pure noi (e con questo, sia chiaro, non voglio in alcun modo condividere le dissennate politiche sull’accoglienza indiscriminata che Vaticano e certa sinistra vorrebbero farci digerire).

In tutto questo, ci sono alcune ulteriori stonature sulle quali – perdonatemi – non riesco a star zitto.

Mentre a Firenze, Roma e Napoli succede quel che succede, Arcigay di Milano non trova niente di meglio da fare che invitare alla serata di apertura del suo venerdì invernale l’eriditiera Paris Hilton. È poi scontato che, dopo una scelta così dissennata, specie in questo momento, scoppino problemi se lei si rifiuta – da brava (e vuota…) star internazionale quale è – di essere trascinata  in una polemica tutta italiana, perché la costringono a suon di fischi e insulti a portare un cartello "STOP OMOFOBIA". La domanda viene spontanea: ma quei soldi – anche se "donati" dal locale proprietario della serata – non potevano essere spesi in una bella campagna contro l’omofobia a Milano?

L’altra stonatura è l’eccesso di allarmismo che le associazioni gay italiane – Arcigay in testa – rischiano di seminare in Italia, complice una stampa a cui non par vero di montare dei casi. Abbiamo già denunciato la vicenda romana della Gay Street, dove le imprecisioni e gli errori di comunicazione sono stati evidenti, e guarda caso tutti fatti per ingigantire il caso. Non ci rimane oggi che denunciare oggi la vicenda bolognese , che alla fine si è capito aveva nulla ben poco a che fare con l’omofobia, mentre l’Arcigay di Bologna urlava ai quattro venti che invece di omofobia si trattava, con una conseguente ed oggettiva figura da pirla sulla stampa locale di ieri e di oggi.

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Sicuri che questo allarmismo ci serva e non alimenti invece i mitomani e quelli pronti ad emulare le gesta? O non conviene un po’ più di sobrietà e di compostezza da parte delle associazioni? Lungi da me chiedere silenzio o imporre alle associazioni di effettuare indagini di polizia prima di uscire sulla stampa, ma la cautela in questi giorni credo che debba diventare un obbligo, specie per chi così facendo ottiene subito la prima pagina dei quotidiani locali.

Le notizie di ieri invece sono estremamente positive. La nostra parlamentare, Paola Concia, ha incontrato la Ministra delle Pari Opportunità, la quale parrebbe essersi finalmente accorta che in Italia esiste l’omofobia e la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere e si è in qualche modo impegnata su questi temi. Nello stesso giorno, dopo la pausa estiva, è ripresa in Commissione Giustizia alla Camera la discussione sulla proposta di legge contro l’omofobia presentata dalla stessa Paola.

Avere una legge contro l’omofobia cambierebbe decisamente la situazione. Non tanto o non solo perché avremo in mano uno strumento fenomenale di tutela giuridica dei nostri diritti e della sicurezza delle nostre vite, ma anche e forse soprattutto perché una legge di questo genere è in grado di cambiare il clima culturale del paese, svelenendolo e smorzando i toni. E una legge ottenuta in una legislatura governata dal centro destra sarebbe una doppia vittoria, perché – lo dico da tempo – sui nostri temi riusciremo in Italia a fare dei passi avanti solo quando diventeranno davvero bipartisan e non più motivo di scontro politico tra destra e sinistra.

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