Svolta nei Boy Scout of America: cade il no ai gay e al coming out

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Dopo molte polemiche, la nuova policy, in discussione tra i capi nazionali, potrebbe diventare effettiva già dalla settimana prossima. Arcigay chiede un confronto con l'Agesci: "Apriamo un dibattito".

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Data la crescente pressione sul tema, l’associazione Boy Scouts of America starebbe riconsiderando l’idea di escludere i ragazzi e le guide dichiaratamente lgbt dalle proprie file. La policy che stabilisce il divieto era stata confermata solo sette mesi fa ed aveva suscitato non poche polemiche richiamando l’attenzione anche del presidente Barack Obama .

Adesso, stando alla NBC, i vertici nazionali dell’associazione sarebbero ai passaggi finali di una revisione che, se approvata dal consiglio nazionale, permetterebbe alle persone lgbt di partecipare apertamente allo scoutismo.

L’annuncio della nuova policy potrebbe arrivare addirittura la prossima settimana.

Questo però non metterebbe del tutto la parola fine alle discriminazioni all’interno dell’associazione. I comitati locali, infatti, potrebbero ancora mantenere l’autonomia di decidere se ammettere o no persone dichiaratamente gay. In una nota, un portavoce dell’associazione ha dichiarato: “I genitori e i membri di BSoA possono scegliere di far parte del comitato locale che meglio incontra le loro esigenze”.

E sulla scia delle notizie che giungono da oltreoceano, Arcigay si dice disponibile ad un incontro con i vertici dell’Agesci e delle altre associazioni scoutistiche italiane sul tema dell’accoglienza dei ragazzi gay nei gruppi scout. “In Italia – afferma Flavio Romani, presidente Arcigay – esiste una ignobile regola non scritta che costringe gli scout e i loro capi a tacere il fatto di essere gay o lesbiche: non abbiamo notizia di alcun scout gay. Nel maggio 2012 erano stati resi pubblici, non senza polemiche, le presunte linee guida che dovrebbero seguire gli scout italiani rispetto all’omosessualità. Tra le linee guida non c’era, come sensatamente ci attendevamo, l’accoglienza a la promozione di un ambiente non omofobo”.

“Al contrario, secondo quanto leggevamo, i capi scout omosessuali non dovrebbero dichiarare il loro orientamento sessuale, per evitare di “turbare e condizionare i giovani” ; giovani omosessuali che, a loro volta, dovrebbero essere mandati dallo psicologo”. “Queste posizioni fantascientifiche – conclude Romani – sono state tiepidamente smentite da alcuni gruppi scout ma ci piacerebbe che finalmente tutta Agesci, e le altre associazioni scoutistiche, aprissero un dibattito sereno sulla questione omosessuale. Noi siamo pronti, con una squadriglia di ex scout gay e lesbiche, ad incontrarli”.

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