SYDNEY GAY CARNAVAL

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Mardi Gras: le immagini, le curiosità, gli eventi.

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SYDNEY – Per San Valentino il centro di Sydney sembrava diverso dal solito. Le strade erano infatti affollate di eleganti ragazzi che si tenevano teneramente per mano e di curate ragazze che si abbracciavano affettuosamente suscitando, insieme, lo stupore degli altri passanti. La ragione di tutto ciò è semplice, l’odissea queer stava per cominciare proprio quella sera.

Esattamente, l’inaugurazione di "2001 a queer odyssey", il Mardi Gras Film Festival ha avuto luogo allo State Theatre, il più prestigioso e famoso teatro sydneyano, situato nel cuore della metropoli australe. Ancora una volta il contrasto con l’Italia è più che evidente. In Australia, persino le istituzioni culturali gareggiano per ospitare eventi gay. Comunque, il lussuoso edificio, che raccoglie un insieme eclettico di stili, dall’imperiale al gotico all’art deco, ha sicuramente contribuito a creare quell’atmosfera da grandi occasioni che ha avvolto l’intera serata.

Ma in che cosa consiste questa odissea queer che si prolungherà sino al 25 febbraio? Iniziamo col dare qualche cifra. Quest’anno ci sono circa 170 titoli in cartellone e prima ancora dell’inaugurazione erano già stati venduti 22.000 biglietti. Proprio quello che si dice un evento marginale prodotto della subcultura Glbt, non trovate?

Secondo Richard King, il direttore artistico, lo scopo principale del festival è di presentare film, girati e prodotti da lesbiche e gay, che parlino direttamente alla comunità Glbt delle proprie esperienze, siano esse positive o negative.

In questa cornice assume quindi un significato particolare la decisione di presentare una serie di classici. Essi, infatti, dice King, forniscono un occasione, all’inizio del nuovo millennio, di guardare al passato e di meglio comprendere come le cose sono cambiate negli ultimi decenni. Tra gli altri citiamo: "Il Vizietto" e "Festa di compleanno a casa dell’amico Harold".

^5La seconda parte fondamentale del festival di quest’anno consiste in una selezione di film ibero-americani, curata da Alberto Calero Lugo, tutti carichi di grande passione e drammaticità nonché impegnati ad affrontare il senso di colpa cattolico ben noto anche dalle nostre parti. In questa sezione spicca il portoghese "O fantasma", un film sulla ninfomania particolarmente esplicito con la scena di una fellatio in una toilette che non lascia nulla all’immaginazione. Ad accrescere il piglio internazionale di quest’anno, oltre a prodotti francesi, tailandesi e canadesi, c’è anche un affascinante documentario sudafricano, "Dark and lovely, soft and free", che racconta la vita gay nelle townships (città o quartieri riservati ai neri sotto il regime dell’aparthaid) di quel paese. Nonostante gli sforzi, tuttavia, la maggior parte dei film proviene ancora dagli Stati Uniti, un problema dovuto, sempre secondo King, alla rarità di prodotti validi provenienti da paesi come Germania, Italia e Inghilterra.

Un altro settore difficile, quest’anno, sembra essere stato quello lesbico. Tuttavia, ci sono alcuni film interessanti come "Chutney Popcorn", una positiva storia d’incontri e scontri culturali in New York City; e "The Girl", una favola elegante e sexy di fascino e pericolo ambientata in una Parigi apparentemente senza tempo.

Un tema immancabile è poi quello del coming out che, come al solito largamente rappresentato, quest’anno riserva due vere chicche: "Kràmpack" (masturbazione reciproca) l’ intenso ritratto della sessualità in subbuglio di due adolescenti spagnoli; e "Presque rien", il sottile e sensuale ritratto di un giovane alla ricerca della propria identità al di là della famiglia d’origine.

In fine, occorre citare la presenza di due film che hanno come protagoniste due donne eterosessuali. Una novità per Sydney, e certamente un’inconsuetudine anche per noi italiani, spiegata da King come un omaggio a due icone gay: Tammy Faye Bakker-Messener (una star della televisione cristiana americana degli anni ’80 che, tuttavia, ha sempre sostenuto i diritti di gay, sieropositivi e malati di Aids) in "The Eyes of Tammy Faye" e Margaret Cho (una comica asiatico-americana) in "I’m the One that I Want".

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Insomma, questo gay & lesbian film festival sydneyano è davvero un’odissea attraverso le molteplici sfaccettature della comunità Glbt, come sviluppatasi nelle diverse parti del mondo. Quanto a contenuti, tuttavia, i festival Italiani non hanno assolutamente nulla da invidiare. L’unica differenza sta nella nell’incommensurabile sproporzione di fondi disponibili, nonché nell’altrettanto dissimile contesto politico e culturale italiano, il cui mutamento dipende dall’azione del movimento tutto.

di Yuri Guayana – da Sidney

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