TDoR 2014: 226 vittime di transfobia in un anno. Italia peggiore in UE

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Giace in parlamento la legge per il cambio del nome. E le persone trans attendono diritti.

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Sono 226 gli omicidi con vittime trans registrati ufficialmente nell’ultimo anno. Dallo scorso Trangender Day of Remembrance ad oggi il monitoraggio condotto da Trangender Europe ha censito le vittime della transfobia nei cinque continenti e adesso ci restituisce i numeri di una stima che non possiamo non considerare al ribasso. È difficile, infatti, fare un conteggio perfetto perché, come ci ha spiegato Porpora Marcasciano, presidentessa del Mit, nell’intervista che ci ha rilasciato , le persone trans vivono una doppia discriminazione, strettamente legata alla questione dei documenti e del cambio del nome. Succede spesso, infatti, che una persona trans vittima di violenza venga identificata con il nome riportato nei documenti, spessissimo diverso da quello scelto. E nel caso in cui la transizione sia arrivata all’intervento per la riassegnazione del genere, vengono identificate con il genere scelto, senza che risulti la transizione.
E i numeri, comunque, si riferiscono agli omicidi, non a tutte le violenze, il cui monitoraggio risulterebbe ancora più complesso, dato che non tutti denunciano un’aggressione a sfondo transfobico.

Dall’inizio del monitoraggio, nel 2009, sono state censite 1612 morti di persone trans, vittime di transfobia. Nell’Unione Europea il paese che ha registrato il maggior numero di morti è l’Italia, con 27 casi, mentre a livello globale è il Brasile a detenere il triste primato con 644 casi.
Il TDoR, che si celebra dal 1999, quando con una fiaccolata si commemorò l’assassinio di Rita Hester, è ormai diventato un appuntamento globale. Si contano appuntamenti (dalle veglie a lume di candela ai cortei, passando per proiezioni di film e documentari e incontri con dibattiti, in tutto il mondo, Italia compresa. L’appuntamento è con il fitto programma del Coordinamento Torino Pride che culmina con la Trans Freedom March , sabato 22. Ma eventi sono previsti a Roma , Catania , Bologna .
E intanto in parlamento giace un disegno di legge per chiedere quello che basterebbe dare ascolto al buon senso per approvare: la possibilità di ottenere nuovi documenti, con il nome scelto, senza essere costretti a ricorrere all’intervento di riassegnazione del genere. Una pratica già applicata da molti atenei italiani (Torino, Padova, Pisa, Bologna e Catania tra gli altri) e riconosciuta da alcune sentenze di tribunali, ma che non diventa legge impedendo così alle persone trans di vivere la propria vita senza doversi scontrare con lo stigma quasi quotidianamente. Ogni volta che ad una persona trans viene chiesto un documento, se questa non si è sottoposta all’intervento, la sua transessualità diventa immediatamente cosa nota, che l’interessato o l’interessata voglia o no.
Lo scorso ottobre, decine di associazioni hanno inviato un appello al parlamento, al premier Renzi, ai presidenti delle camere e delle commissioni Giustizia e Diritti Umani perché il DDL 405 venga approvato portando l’Italia fuori dal medioevo dei diritti in cui vive. Il Mit ha lanciato a questo scopo la campagna “Un altro genere è possibile” . “L’identità di genere è un diritto e non può essere condizionato dalla chirurgia.Vincolare il cambiamento del nome e del sesso anagrafico all’intervento chirurgico condanna le persone non operate a un limbo giuridico dal quale non potranno mai uscire”.. Le persone trans non possono più aspettare. È una questione di dignità e di civiltà, per tutti.

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