TEENA BRANDON: LA REALTÀ OLTRE IL FILM

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Non ha termine l'intricata storia di Teena Brandon. Nuovi risvolti processuali provano a renderle giustizia.

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Nebraska. La corte suprema dello stato americano ha condannato per negligenza l’ex sceriffo in carica al tempo del caso dello stupro e dell’assassinio brutale di Brandon Teena. Dalla storia è stato tratto il celebre film "Boys don’t cry", che valse un Oscar all’attrice protagonista Hilary Swank.

Per chi non lo ricordasse, Teena era un’adolescente che usava vestirsi e comportarsi da ragazzo per uscire con le ragazze della sua cittadina. Una serie di tristi avvenimenti legati al suo orientamento sessuale e al suo background di povertà e ignoranza, l’ha portata ad essere stuprata e uccisa a 21 anni. Ora, la corte ha deciso di risarcire la madre di Teena con circa 80.000 dollari per danni morali. La decisione arriva a controbattere la sentenza precedente che definiva Brandon parzialmente responsabile della propria morte. Nel 1993 Teena denunciò allo sceriffo due suoi conoscenti per stupro; i ragazzi l’avevano violentata e picchiata selvaggiamente dopo aver appreso che non era un ragazzo. Lo sceriffo non aveva dato peso alla denuncia, senza fare minimamente caso allo strazio della ragazza e a quanto coraggio le fosse costato fare quella denuncia. Una settimana dopo, i due ragazzi uccisero lei e un’altra ragazzina, madre di un bambino di pochi mesi, che le aveva offerto rifugio.

Tempo fa la madre di Teena, Joann Brandon, fece causa allo sceriffo Charles Laux e alla contea per più di 350.000 dollari, perché non avevano protetto la ragazza, ma un giudice le aveva dato solo 17.000 dollari di risarcimento. Ma ora qualcosa è cambiato: la corte ha affermato che lo sceriffo era molto più preoccupato dalla sessualità di Brandon che della sua sicurezza. Era indifferente ai fatti, non ha svolto il suo lavoro correttamente e secondo alcuni testimoni, disprezzava profondamente la ragazza, rivolgendosi a lei usando il pronome "it", ossia quello che si usa per gli oggetti o gli animali. Non fece nemmeno arrestare i colpevoli dello stupro, lasciandoli a piede libero malgrado avessero la fedina penale già sporca. L’ascolto della cassetta con l’interrogatorio a Teena il giorno dello stupro rivela un tono indagatorio, intimidatorio e sprezzante.

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