Tiziano e Andrea, la struggente storia di una famiglia italiana

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Andrea era sordo. Andrea e Tiziano si amavano da tredici anni. Andrea ora non c'è più.

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In queste settimane abbiamo celebrato con grande gioia l’avvento delle unioni civili. Profumo di fiori d’arancio, di una prima esigua vittoria, di riconoscimento. Abbiamo parlato di tante coppie felici: di Franco e Gianni, insieme da 52 anni (LEGGI QUI), di Elena e Cristina (LEGGI QUI), le prime di Milano, di Michel e Silviu, che hanno incontrato problemi di nullaosta, ma che ora hanno risolto tutto e si uniranno presto (LEGGI QUI).
Tutte le storie sono diverse e non tutte le storie hanno il lieto fine. Se Margherita è riuscita a sposarsi poco prima di arrendersi alla malattia (LEGGI QUI), Tiziano e Andrea non sono riusciti a vincere la battaglia contro il tempo.
Avevo posto a Tiziano alcune domande sulla sua storia con Andrea. Su quando e come si fossero conosciuti, su come erano riusciti a essere coppia pubblicamente, pian piano negli anni. E di come avessero affrontato il male incurabile di Andrea.

Ne è nato un flusso di coscienza insieme disperato e vivo, una testimonianza struggente di una storia italiana, che in redazione abbiamo deciso di condividere per intera con voi.

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LA NOSTRA STORIA

Nel 2003 vivevo per motivi di lavoro a Firenze. A settembre avevo conosciuto un ragazzo. Inizialmente sembrava che la cosa funzionasse ma, un paio di settimane dopo, lui si tirò indietro e, per evitare di incontrarlo in qualche locale gay della città, quella domenica del 26 ottobre decisi di andare a Bologna. A Bologna andai in sauna ed è lì che ho conosciuto Andrea, il posto forse meno idoneo per trovare un compagno.

Abbiamo passato il pomeriggio assieme. Andrea era sordo dalla nascita, ma leggeva perfettamente il labiale e, sebbene con una voce un po’ alterata, parlava perfettamente in un ottimo italiano. Da quella sera cominciammo ad inviarci una serie interminabile di sms. La domenica successiva venne lui da me a Firenze e giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, nacque una storia troppo bella. La nostra.

In quel periodo i suoi genitori ancora non sapevano della sua omosessualità, ma su consiglio di sua sorella rese nota la cosa a mamma e papà raccontando anche di me. La mamma fin da subito prese la cosa abbastanza bene (cuore di mamma), il babbo evitò di parlargli per una settimana, forse più per imbarazzo che per altro. Ricordo che Andrea soffriva molto per quel silenzio: lui adorava i suoi genitori.
Poi, come spesso per fortuna accade, la cosa rientrò ma l’accordo era che loro non avevano intenzione di conoscermi.
Andrea lavorava già da quasi 20 anni come perito agrario. Con i suoi risparmi e un piccolo aiuto da parte dei suoi genitori (mese dopo mese restituito fino all’ultimo euro) comprò a maggio 2004 un bell’appartamento all’ottavo piano di un condominio a Castel Maggiore, alle porte di Bologna, dove era nato e aveva sempre vissuto. Era arredato alla bene meglio utilizzando parte di mobili vecchiotti presi da una mansarda di proprietà dei genitori, ma per noi era una reggia! Io lavoravo sempre a Firenze e facevo il pendolare lunedì/venerdì. Il venerdì sera arrivavo a casa e la sua mamma, benché ancora non avesse intenzione di conoscermi, ci preparava la cena: antipasto, primo, secondo, contorno e dolce. Andrea passava da loro e ritirava tutto in contenitori: la cena era preparata, ma loro non volevano ancora conoscermi. Poi quattro anni fa lasciai Firenze e finalmente tutte le sere ci ritrovavamo a casa. La mattina ci si alzava, doccia, barba, una tazza in due di caffè latte e poi via al lavoro, sempre col sorriso sulle labbra certi che la sera, alle 19,00, ci saremmo ritrovati. E a letto io dormivo sulla sua spalla destra abbracciati. Ero in quella posizione la notte del primo febbraio di quest’anno quando sotto la sua ascella sentii un bitorzolo: un linfonodo. Raggelai. E lui d’istinto mi disse: “Lascia stare!“.

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Sono passati anni felici fatti di lavoro, tanta serenità, belle vacanze in giro per il mondo. Il sabato sera uscivamo spesso a cena fuori e poi di corsa a casa sul nostro divano a vedere un film in DVD. Al cinema non potevamo andare, perché i film al cinema non sono sottotitolati, mentre i DVD ringraziando il cielo sì. Il divano per noi era un’istituzione: al sabato ma anche negli altri giorni dopo cena si guardava un po’ di TV o si leggeva un libro. Lui seduto, io coricato con la testa sulle sue gambe (sì lo ammetto: Andrea mi ha viziato molto). Ora io sul divano non siedo più. Non ce la faccio.

LE NOSTRE FAMIGLIE

Poi venne il giorno in cui la mamma accettò di incontrarmi. In quel periodo Andrea era Presidente dell’Ente Sordi per la provincia di Bologna ed aveva organizzato una festa per bimbi sordi e non. Siccome Andrea aveva una nipotina, Claudia, allora ancora piccola (oggi sedicenne bravissima studentessa al liceo classico) venne anche lei con con mamma e nonna.
Marina, la sorella di Andrea (fa il medico), la conoscevo già. Il primo incontro con sua mamma fu di grande imbarazzo anche perché , mi sembrava una donna molto dura ed altera (non è vero: è una donna straordinaria, d’una bontà unica. Oggi 81 anni ma con un’energia di una cinquantenne).
Qualche mese dopo sua mamma disse che era ora che suo marito la smettesse di evitare di incontrarmi. Disse: “Oggi pomeriggio veniamo a trovarvi e la finiamo con questa farsa!“.
Era il primo novembre del 2005. Io e Andrea quella mattina eravamo andati al cimitero a fare visita ai suoi nonni ed al fratellino (Andrea anche lui, nato e morto prima di Andrea secondo. Aveva solo 9 mesi. Ora i due Andrea sono assieme nello stesso loculo) e uscendo dal cimitero incontrammo i suoi genitori: l’incontro era stato anticipato involontariamente di qualche ora. Mi presentai: “Sono Tiziano“. “Lo so” fu la risposta secca. Imbarazzo tra tutti e 4. Va beh, passò. La domenica successiva il suo babbo organizzò (e pagò) un pranzo in un bel ristorante: mamma, papà, sorella, cognato, nipote, Andrea e Tiziano. E da quel giorno sono entrato ufficialmente a far parte della sua famiglia.

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