TRASVERSALI O… DI TRAVERSO?

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La doppia destra di Bolzano: alcuni consiglieri di An e FI approvano il registro delle unioni civili, altri sparano a zero sulle coppie gay. Segno di una trasversalità...

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Verrebbe da credere ad una boutade. A Bolzano, il Consiglio comunale con maggioranza di centrosinistra (ma con una forte componente “centrista”) approva la mozione che istituisce il registro delle unioni civili con un voto trasversale agli schieramenti politici, reso possibile dall’azione persuasiva di un gruppo di consiglieri della destra “liberal” che hanno vinto le resistenze omofobe di AN e Forza Italia, convincendo molti esponenti dei due partiti a votare a favore di questo provvedimento. Attore dell’insolito gioco delle parti, il consigliere di AN e membro di GayLib Enrico Oliari (www.oliari.com) che condanna senza mezzi termini le dichiarazioni dei “colleghi” della destra Schiatti, Piccolin e Seppi, che sostengono che la sola famiglia tradizionale «è la base delle società, tanto che viene tutelata anche dalla Costituzione» e che quella omosessuale, non essendo finalizzata alla procreazione, «è assolutamente da biasimare, in quanto frutto di sollecitazioni trasgressive contro i valori sani e fondanti della nostra società cristiana».
Gli argomenti riportati inducono a riflettere in una duplice direzione. Da una parte sulla necessità sempre più evidente di un quadro normativo sulle coppie di fatto a livello nazionale, elaborato dal parlamento, che dia uniformità alla successione imprevedibile e un po’ bizzarra dei voti dei singoli consigli comunali. Anche perché – come sostiene lo stesso Oliari – è del tutto inutile che un cittadino gay (ricordiamo nell’ordine gli ultimi tre casi) «sia discriminato a Grosseto, tutelato a Perugia, a Bagheria e a Bolzano e poi magari di nuovo discriminato a Bari».
Il secondo argomento riguarda invece la collocazione politica dei gay, che «non deve esser data per scontata. Molti oggi pensano che sia la sinistra la casa naturale dei gay, ma non è affatto così, sia perché esistono tanti gay a destra quanti a sinistra, sia perché la sinistra, quando è stata al governo, ha dimostrato di non saper produrre alcun beneficio concreto in favore della minoranza omosessuale. Lo dico senza polemica, ma con molta chiarezza».
Sembra che lei pensi alla società dei gay nei termini di una lobby. Mi sbaglio?
No, affatto. Il problema è che i gay dovrebbero essere una lobby e ancora non lo sono. Intendo una lobby con i suoi gusti, il suo mercato, i suoi diritti, il suo peso politico e mass-mediatico.
Vattimo sostiene il contrario. I gay – lui dice – sono diventati credibili perché promuovono battaglie democratiche nell’interesse di tutti. Lei dunque non è d’accordo…
Vorrei che la smettessimo di usare grandi contenitori dove inserire i gay, la sinistra, i no-global, gli immigrati, i palestinesi e la pace da una parte e Berlusconi, il razzismo, gli americani, gli ebrei, il capitale e la guerra dall’altra. Questi sono raggruppamenti assai artificiosi. Io credo piuttosto alla “trasversalità” politica degli omosessuali esattamente come a quella dei cattolici. Ed inoltre, credo che i gay debbano in primo luogo lottare per veder riconosciuti i propri diritti.
Qual è, secondo lei, la novità politica del voto di Bolzano?
Che finalmente si sono superati gli schieramenti e si è votato trasversalmente ai partiti. Noi di GayLib abbiamo persuaso molti consiglieri del centrodestra ad appoggiare la proposta di istituzione del registro delle coppie di fatto, mentre è avvenuto che alcuni consiglieri della Margherita abbiano respinto quel provvedimento, determinando una situazione di potenziale “pericolo” per l’esito finale della votazione.
Questo forse dimostra che la destra ha raggiunto un sufficiente grado di maturità e che – penso al patrocinio della regione Puglia al Gay Pride – può fare gli interessi dei gay altrettanto bene della sinistra?
Credo di sì, per due motivi. Il primo è che Alleanza Nazionale non ha nel proprio statuto alcuna dichiarazione di principio contro l’omosessualità e quindi lascia sulla “questione gay” libertà di coscienza ai suoi iscritti. Il secondo motivo deriva dall’osservazione diretta dei fatti: lei ha citato Bari, io aggiungo Milano, governata dalla giunta di centrodestra. In queste, come in molte altre realtà amministrate dalla destra, si sta facendo molto di più per gli omosessuali di quanto abbiano fatto le amministrazioni di sinistra.
Dopo i provvedimenti privi di effettivo peso giuridico dei singoli comuni, urge secondo lei una legge di carattere nazionale?
Certamente, ma non solo. E’ ovvio che il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto sia in questo momento da apprezzare, ma quello cui bisogna puntare, fin da subito, è alla proposta avanzata dai radicali, ossia il riconoscimento del matrimonio civile per gli omosessuali. Proprio perché – vorrei ricordarlo ai consiglieri di Unitalia – la Costituzione che loro citano prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini, mentre invece le unioni civili consentirebbero, al massimo, la similitudine dei cittadini. Ho il sospetto, insomma, che questa battaglia per il riconoscimento delle unioni civili produca istituzioni giuridiche di serie B rispetto al matrimonio tradizionale e che quindi gli omosessuali continuino ad essere “persone” giuridiche ma non ancora “cittadini”.

di Dario Remigi

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