La Tunisia vieta i test anali obbligatori per gli omosessuali

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Lo ha deciso il Consiglio Nazionale dei Medici.

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La Tunisia ha finalmente vietato l’esame medico forzato per verificare l’omosessualità. Lo ha deciso il Consiglio Nazionale dei Medici: da oggi i dottori saranno obbligati ad informare “il sospetto gay” che avrà quindi il diritto di rifiutare il test anale. Secondo Human Right Watch si tratta di un passo avanti coraggioso e importante.

I medici tunisini – ha detto a The Independent Neela Ghoshal, ricercatrice per Hrw – hanno fatto un annuncio determinante ma perché la pratica cessi del tutto la polizia dovrebbe smettere di ordinare i test e i tribunali dovrebbero rifiutarsi di ammetterli come elemento di prova. In questa situazione l’accusato potrebbe sentirsi obbligato a sottoporsi all’esame”.

Le relazioni omosessuali sono vietate in Tunisia: le forze dell’ordine richiedono l’esame medico per chi è sospettato di omosessualità da almeno nove anni. Per le associazioni LGBT la decisione del Consiglio dei Medici non è abbastanza: “I test anali non sono etici e non c’è nessuna sicurezza sull’attendibilità del risultato sia che una persona dia o non dia il consenso – dice all’Independent Peter Thatchell In tutto il mondo sono condannati dalle associazioni mediche“.

Lo scorso 10 marzo due uomini sono stati condannati a 8 mesi di prigione perché sospettati di essere gay. I due hanno passato il test ma questo non ha evitato loro la sentenza. Non si tratta, tra l’altro, di un caso isolato (Human Rights Watch ha documentato ad esempio una serie di abusi avvenuti nel 2015).

Mi sono tolto i pantaloni – è una delle testimonianze date alla Ong – e il medico mi ha infilato un dito nell’ano e mi ha chiesto se ha andava tutto bene. Gli ho detto di no. Ma lui ha continuato. Ha preso un tubo e lo ha inserito per vedere se trovava del liquido seminale. Mi sono sentito come un animale, come se nessuno avesse rispetto per me. È stato come se fossi stato violentato“.

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