Tunisino gay in carcere: presentata interrogazione parlamentare

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Dopo la denuncia di Gay.it, il Sen. Lo Giudice presenta una interrogazione al Ministro

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Sta facendo discutere la vicenda del ragazzo tunisino che Gay.it ha rilanciato settimana scorsa e approfondito stamani con una intervista all’avvocato del ragazzo, Fadoua Braham. 22 anni, studente universitario di una facoltà di commercio, vive in Tunisia, ad Hammam. Lo chiameremo Marwen (nome di fantasia), come hanno fatto alcuni giornali progressisti tunisini, per garantirne l’anonimato. E’ finito in carcere dove deve scontare una anno. La sua colpa? Essere omosessuale. E di pochi minuti fa è la notizia che il Senatore Sergio Lo Giudice ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministero degli Esteri.

“E’ inconcepibile – ci ha dichiarato il Senatore Lo Giudice – che a ridosso dei confini italiani un ragazzo possa essere imprigionato per la sua omosessualità. Confidiamo che come accaduto in altre occasioni il nostro Ministero degli Esteri possa svolgere una funzione attiva per sostenere le ragioni dei diritti civili laddove siano violati

Ecco il testo:

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro degli Affari esteri

Premesso che:

– in Africa l’omosessualità viene punita con la pena di morte in Mauritania, Sudan, Somalia, Benin; con pene che vanno dai 14 anni di reclusione al carcere a vita in Uganda, Tanzania, Zambia, Sierra Leone; con pene fino ai 14 anni in Marocco, Tunisia, Algeria, Senegal, Gambia, Guinea Bissau, Guinea, Liberia, Ghana, Togo, Nigeria, Cameroon, Repubblica Centroafricana, Sud Sudan, Etiopia, Eritrea, Kenya, Burundi, Angola, Malawi, Mozambico, Zimbabwe, Botswana; Namibia, Lesotho, Swaziland applicano delle pene detentive legate all’orientamento sessuale delle persone la cui durata non sembra essere precisata nei loro ordinamenti; Ciad, Libia ed Egitto hanno delle legislazioni che non contengono norme direttamente criminalizzanti l’orientamento sessuale o di genere, ma facilmente interpretabili come tali;

– l’articolo 230 del Codice Penale tunisino punisce con la reclusione fino a tre anni i rapporti sessuali tra adulti del medesimo sesso;

– tale norma è al centro di un dibattito circa la sua costituzionalità e che le tesi che sostengono la sua inammissibilità non possono essere portate alla Corte Costituzionale poiché l’articolo della Costituzione tunisina del 2014 che la istituisce non è ad oggi ancora stato applicato;

– il 28 settembre 2015 Il ministro della Giustizia tunisino Mohamed Salah Ben Aissa, ha lanciato un appello a favore dell’abrogazione dell’articolo 230 del Codice Penale e a una riflessione sui diritti fondamentali e la libertà nel nuovo contesto costituzionale tunisino;

considerato che:

– il 7 settembre 2015 la polizia giudiziaria di Hammam ha convocato un giovane studente di economia ventiduenne per interrogarlo a proposito dell’omicidio di un ragazzo conosciuto per essere omosessuale;

– dopo un’azione di pressione la polizia giudiziaria ottiene che il ragazzo ammetta di avere avuto rapporti sessuali con la vittima;

– verificatisi gli estremi per provvedere all’arresto del giovane per i reati connessi all’articolo 230 del Codice Penale, il ragazzo è stato sottoposto in data 11 settembre – senza aver dato alcun consenso – ad un esame anale volto ad “accertare” la sua omosessualità;

– il 22 settembre il ragazzo è stato condannato ad un anno di carcere ed è adesso in attesa dell’udienza di appello;

considerato altresì che;

– il giovane risulta essere provato sia dall’iter giudiziario che dal pensiero di cosa possa essere della sua famiglia e della sua carriera universitaria viste le dichiarazioni del Ministero dell’Interno alla stampa che hanno rivelato la sua identità – nonostante la richiesta del suo avvocato di tenere il processo a porte chiuse – condendo le informazioni con falsità pruriginose a proposito della vita del ragazzo;

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– l’interrogante è a conoscenza del fatto che il giovane sta beneficiando del patrocinio gratuito offerto dall’avvocato Fadoua Braham;

si chiede di sapere:

– se il Governo intenda manifestare al Governo tunisino la sua ferma protesta per la criminalizzazione dell’omosessualità, sia in sede di relazioni bilaterali che attraverso i fori e le organizzazioni internazionali e regionali;

– in quali forme il Ministero degli affari esteri intenda sostenere l’imputato e la sua legale nel corso dell’iter giudiziario.

LO GIUDICE.

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