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Bruxelles: il Senato approva il matrimonio gay, simile a quello olandese, e aperto anche agli stranieri. Ma anche Svizzera e Croazia si avviano verso il riconoscimento. E l'Italia?

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Il Belgio è il secondo Paese dell’Unione Europea, dopo l’Olanda, ad autorizzare il matrimonio tra partner dello stesso sesso, grazie a un progetto approvato in Senato giovedì scorso e che sarà ratificato dalla Camera, per la definitiva entrata in vigore, questa settimana. Ma anche Svizzera e Croazia compiono importanti passi avanti: il Consiglio federale elvetico ha presentato un disegno di legge con cui prevede la regolarizzazione delle coppie omosessuali mentre il governo croato ha mandato in prima lettura in parlamento la proposta della nuova legge sulla famiglia nella quale è stata incorporata la problematica delle coppie di fatto.

La novità più eclatante, però, riguarda senz’altro la legge belga, che ricalca quella approvata in Olanda nel 2000: la legge, utilizzata anche dalla coppi aitaliana formata da Antonio Garullo e Mario Ottocento, fu la prima al mondo ad equiparare totalmente le unioni gay a quelle eterosessuali, pur essendo applicabile solo a persone di nazionalità olandese o che abbiano un permesso di residenza in Olanda. Quella che dovrebbe essere varata in Belgio questa settimana sarà invece aperta a tutti. Il Primo Ministro belga Guy Verhofstadt, che lanciò per la prima volta la proposta l’anno scorso, aveva inizialmente proposto di limitare l’applicazione della legge ai belgi e alle persone provenienti da paesi con leggi simili, ma nella versione finale l’istituto non sarà soggetto a queste limitazioni.

Il testo, elaborato dalla coalizione di Governo formata da liberali, socialisti ed ecologisti, e approvato con 46 voti favorevoli, 15 contrari e 4 astensioni, conferisce alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero, soprattutto per quanto riguarda le norme relative all’eredità, ma non prevede il diritto all’adozione, e la madre in una coppia lesbica sarà considerata genitore singolo.

«Questa legge metterà fine a ciò che alcune persone della comunità omosessuale considerano una grave discriminazione e aiuterà a combattere l’omofobia» ha detto l’ecologista Josy Dubie.

Intanto, dopo alcuni passi avanti compiuti da singoli cantoni, anche il governo federale svizzero ha avviato il processo per l’adozione di una legge che preveda la regolarizzazione delle coppie omosessuali. Il provvedimento disegna diritti e doveri delle coppie dal momento in cui si registrano allo Stato civile. Con quest’atto la coppia assume gli stessi impegni e gode degli stessi benefici finora riservati alle coppie eterosessuali.

E persino in Croazia, dove quest’anno si è tenuto un contestatissimo Gay Pride, le coppie gay o lesbiche ppotranno vedere tutelati i loro diritti di eredità e l’obbligo del sostegno economico all’interno della coppia, grazie alla la proposta di legge mandata in prima lettura recentemente in Parlamento, con soli cinque astenuti: tra loro, quattro membri del governo, appartenenti al Partito contadino che tradizionalmente è legato alla Chiesa.

Il quinto astenuto è Sime Lucin, ministro degli interni e membro del Partito socialdemocratico del premier Ivica Racan. Le questioni da lui poste non sono di carattere morale, anzi. Secondo lui alle coppie omosessuali in Croazia non vengono dati diritti sufficienti per renderle uguali davanti alla legge. La scorsa estate lo stesso Lucin aveva preso parte al primo «Gay pride» organizzato in Croazia, una sfilata per le vie di Zagabria disturbata da alcuni gruppi di estrema destra. In quell’occasione il ministro Lucin aveva annunciato il suo appoggio in sede di governo, assieme ad altri politici. Le organizzazioni di omosessuali non hanno mai chiesto il diritto all’adozione di bambini, mantenendosi su questioni pratiche, soprattutto patrimoniali, e puntando al riconoscimento del loro status nella società. L’obiettivo è stato in parte raggiunto.

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