TUTTI CONTRO TUTTI?

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Titti De Simone attacca il GayVillage, il Mieli critica Veltroni: "Non si deve confondere l'attività commerciale con il riconoscimento dei diritti". E il movimento gay ne esce a...

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ROMA. Sconcertante spettacolo, quello offerto dal dibattito organizzato dal Gruppo di Lavoro Gayroma, alla Festa di Liberazione, presso lo spazio autogestito del Gay Caffè. C’erano Titti De Simone parlamentare di Rifondazione Comunista, Gianni Zandrini del Circolo Pink Verona, Fabrizio Cianci dei Radicali di Sinistra, Elena Biagini di Azione Gay e Lesbica Firenze, Mauro Cioffari del Gruppo di Lavoro www.gayroma.it, Vladimir Luxuria, e Saverio Aversa, del dipartimento Cultura/Cultura delle Differenze di Rifondazione.

E un tranquillo dibattito sul Movimento Gay Lesbico Bisex Transex come antagonista dei modelli culturali dominanti è diventato un modo per alimentare dubbi laceranti: forse non esiste un movimento, ma, al contrario e tristemente, una dicotomia e una parcellizzazione che spezza il movimento su questioni politico-economiche. Aldilà del dibattito dal titolo interessante, gli ospiti non appartenenti alla scena sociale e politica romana si sono trovati coinvolti in vere e proprie dichiarazioni di guerra tra parti ben distinte del Movimento romano.

Il presidente e i rappresentanti storici del Circolo Mario Mieli, Mauro Cioffari, e pure Saverio Aversa e Titti de Simone, anche se in modo decisamente più velato, lanciano accuse ben precise a quella che è la lobby economico-commerciale di certa parte del Movimento espressa dal Gay Village. Non ci stanno proprio a mandare giù le dichiarazioni del Sindaco Veltroni che si vanta di aver concesso alla comunità Gay romana visibilità e uno spazio come il Gay Village. E nemmeno chi era presente ieri al Gay Caffè non le digerisce granchè, anche se va detto che parte delle persone che hanno contestato la lobby del Gay Village ha contribuito al successo del Village stesso.

Ma in questo momento è fondamentale, per il Circolo Mario Mieli, tenere l’asse su alcuni principi basilari del Movimento, per tentare di sanare le fratture. Secondo il Mieli, riguardo al mercato e riguardo alla politica che il movimento vuole portare avanti bisogna essere molto chiari: quando si parla di globalizzazione o liberismo si parla di mercato, e ognuno è libero di imprendere, di fare il commerciante, e di usare le forme di aggregazione da cui trarre profitto, ma questo non va mai confuso con la battaglia dei diritti e con la politica del movimento. "Non si può costringere qualcuno ad assumersi responsabilità politiche che non si vuole assumere: se parliamo di attività commerciali tali devono rimanere" dice Titti de Simone, che pure spezza una lancia a favore del Village, affermando che ben vengano i luoghi di aggregazione e di festa, ben vengano i luoghi che danno certa visibilità, ma senza confondere il commercio con il riconoscimento dei diritti. Insomma no alla visibilità fine a se stessa, si alla visibilità che ha un fine politico, no in ogni caso all’autoreferenzialità.

E’ molto chiara Titti de Simone quando afferma che una cosa è concedere spazi per la visibilità, come fa Veltroni e la sua giunta con cui si respira un’altra aria, ma altra cosa è concedere dei diritti.

E’ stata fatta una grave mistificazione, a detta del Circolo Mario Mieli, da parte del Sindaco Veltroni che ha preferito portare avanti forme ghettizzanti di attività commerciali per non riconoscere le istanze profonde del Movimento. "Ci si augura di vedere presto un unica lobby dominante, quella dei cervelli, anziché una lobby economica che non fa fare un solo passo avanti alla battaglia dei Diritti".

Il Gay Village è stata cosa ben diversa dal Pride che in una festa di colori e di persone – quasi un milione sono scesi in piazza a Roma – si è appropriato della città. Il Gay Village invece, secondo i suoi detrattori, è stata un’operazione commerciale servita ancora una volta a fare i soldi sui gay, e a dare una visibilità irrilevante o comunque distorta e ghettizzante. Eppure lo slogan del Gay Village cantava esattamente il contrario: Gay Village, un luogo esclusivo che non esclude nessuno.

Tuttavia, le critiche rivolte al Village ricordano tanto quelle rivolte alla prima Muccassassina targata Mieli, anche se qualcuno dei presenti ribatte che pagare per partecipare alle serate di Mucca era un atto doveroso visto che i fondi sarebbero confluiti poi nel finanziamento del Pride. Eppure nessuno ricorda che anche il Gay Village aveva dietro delle finalità degne di essere finanziate: sostenere l’Associazione DiGayProject nel riconoscimento delle Unioni di Fatto. Niente da fare: anche questo non va bene, si sente dire addirittura che non si può pensare ora alle Unioni di Fatto quando sono in forse i diritti del singolo, il riconoscimento minimo della dignità personale, e quando Roma detiene purtroppo il triste primato degli omicidi omosessuali. Vladimir Luxuria risponde con una caustica battuta: "Pensate davvero a quanto sarebbe frustrante ottenere le unioni civili e non avere nessuno con cui unirsi". Ma di sorridere c’è poca voglia. Gli ospiti di Verona e di Torino si dissociano, e sottolineano con fermezza di non conoscere la scena romana ma che il movimento non è e non può essere diviso. Allora è un problema questo che affligge solo la Capitale? Oppure si sta assistendo allo stesso sfaldamento che corrode la Sinistra? Alle stesse diatribe e liti interne che poi hanno consegnato il paese nelle mani di un Governo che davvero ha poco a che fare con i diritti? Da una parte c’è Veltroni e la cosiddetta lobby del Gay Village, dall’altra c’è Rifondazione con le proteste del Circolo Mario Mieli, e al centro i Radicali di Sinistra che cercano fatti e non parole.

di Monica Giovannoni

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