Uccise il compagno attore porno: ottiene i domiciliari

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Giovanni Cuttitta, riconosciuto colpevole della morte del suo ex compagno Jaime Tagliavia, ha ottenuto gli arresti domiciliari per problemi di salute. La pena era già stata ridotta da...

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Ha ottenuto gli arresti domiciliari per problemi di salute e perché, secondo i giudici, al momento del delitto era incapace di intendere e di volere.
Così Giovanni Cuttitta, in arte Angelo Nigro, regista palermitano di video porno gay, due anni dopo l’omocidio del suo ex compagno, l’attore Jaime Tagliavia, adesso si trova a casa della figlia, avuto da un precedente matrimonio.
L’omicidio risale al giugno del 2010, quando la polizia trovò il corpo esanime di Tagliavia nell’appartamento di Cuttitta. Accanto a lui, l’attore con un cappio al collo. Dopo una prima valutazione, che si era basata sull’ipotesi di un gioco erotico finito male, gli inquirenti arrivarono presto alla verità. Alla base della tragedia c’era la gelosia. Tagliavia, infatti, stando a quanto sostenuto da Cuttitta, aveva scoperto una relazione tra questi e un altro uomo e aveva aggredito l’uomo, che voleva lasciarlo. "E’ stata legittima difesa" ha sempre sostenuto Cuttitta che non ha mai negato l’omicidio.

Il regista, però, non è nuovo a fatti del genere. Da ragazzo, infatti, aveva scontato otto anni di carcere per l’omicidio del padre della sua fidanzata di allora, reo di non approvare la loro relazione.
Secondo i medici, è a seguito delle ripetute violenze subite in carcere che l’uomo ha contratto l’HIV. "La malattia non è in fase terminale – ha spiegato l’avvocato Giovanni Mannino, difensore diCuttitta – ma comporta inevitabilmente delle conseguenze dal punto di vista fisico, alle quali si aggiungono quelle dell’epilessia, accertata da tempo In questi anni in carcere è dimagrito di almeno venti chili. Non mangia".
Cuttitta aveva già avuto uno sconto della pena tra il primo grado, dopo il quale era stato condannato a trenta anni, e il secondo grado, che si era concluso con una condanna a tredici anni perché il giudice aveva riconosciuto la non premeditazione.

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