Ucciso a martellate David Kato, attivista gay ugandese

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Il suo volto era stato reso pubblico da una rivista che aveva pubblicato i nomi di 100 gay invitando ad ucciderli. Cordoglio dalle associazioni italiane e Hrw chiede...

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E’ stato assassinato ieri nella sua casa fuori Kampala David Kato, 43 anni, attivista per i diritti dei gay in Uganda che lo scorso anno era stato citato in una pubblicazione che lo indicava chiaramente come omosessuale, pubblicandone anche la foto. A confermare la notizia è stata la stessa polizia ugandese. Il tabloid Rolling Stone (da non confondere con l’omonima rivista musicale) aveva pubblicato un articolo in cui si invitavano i lettori ad impiccare i paladini dei diritti dei gay e tra questi veniva nominato, in mezzo ad altre 100 persone, Kato di cui aveva pubblicato anche una foto. David Kato svolgeva la sua attività nel gruppo "Sexual Minorities Uganda". "E’ morto mentre lo stavano trasportando in ospedale dopo che un uomo lo aveva assalito con un martello o con un’ascia nella sua casa di Kyetume-Mukono – ha detto la portavoce della polizia Jusith Nabakooba all’Ansa per telefono -. Stiamo ancora investigando sui motivi dell’omicidio – ha detto la portavoce -. Ma la zona è piena di criminali che usano sbarre di ferro".

Human Rights Watch ha chiesto alla polizia "di investigare con urgenza e con imparzialità sull’omicidio. "Il governo dovrebbe garantire che i membri della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender abbiano un’adeguata protezione contro la violenza", scrive ancora Human Rights Watch. Dopo la pubblicazione di Rolling Stones Kato ed altri due citati nell’articolo avevano querelato il quotidiano ottenendo il pagamento di danni e un’ingiunzione che vieta ai media di rivelare chi è gay dato l’altissimo tasso di intolleranza e violenza contro le persone lgbt che anima il paese. Kato era particolarmente sotto i riflettori dell’odio omofobo soprattutto da quando si era opposto all’approvazione delle legge che prevedeva la pena di morte per "omosessualità aggravata". Attualmente, l’omosessualità è punita in Uganda con sette anni di reclusione.

Kato era stato ospite lo scorso novembre dei lavori del IV Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti dove aveva raccontato delle persecuzioni  e di veri e propri linciaggi, di cui sono vittime le persone lesbiche e gay in Uganda, promosse da organizzazioni del fondamentalismo religioso.

"David, con molto coraggio e determinazione – si legge in una nota dell’associazione Certi Diritti -, aveva avviato una iniziativa legale contro la rivista Rolling Stones e lo scorso 7 gennaio l’Alta Corte ugandese aveva condannato la rivista per violazione della legge sulla privacy, difendendo le persone gay perseguitate. L’Alta Corte aveva dichiarato che nessuna delle persone la cui foto era stata pubblicata, aveva commesso reati, previsti dal codice penale ugandese per le persone omosessuali. L’Associazione Radicale Certi Diritti, si unisce alla richiesta promossa da Smug (Sexual Minorities Uganda), Human Rights Watch, Global Rights, Global LGBT Advocacy, Npwj, e altre Ong, affinchè il Governo  protegga gli attivisti in pericolo in Uganda e si avvii quanto prima un dialogo con le autorità e le organizzazioni politiche e religiose".

Si dice sgomenta e costernata GayLib, associazione dei gay di centrodestra: "Siamo certi – concludono i due – che l’impegno di Kisule non si fermerà con la sua uccisione, ma continuerà nelle azioni di lotta per la libertà e la giustizia che il movimento gay ugandese e mondiale porteranno caparbiamente avanti". "Condanna" per "il brutale omicidio di David Kato" esprime anche la presidenza di Arcigay che "chiede che il Governo italiano adotti tutte le misure necessarie affinché il governo ugandese interrompa la campagna d’odio contro gli omosessuali promossa da estremisti religiosi".

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"Abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente  David e il suo immenso contributo per la battaglia dei diritti umani nel mondo – continua la nota firmata dal presidente Patané e dal responsabile esteri Stefano Bucaioni -. Arcigay, proprio oggi, condanna in decine di piazze italiane per il Giorno della memoria l’odio e la barbarie che vide migliaia di omosessuali internati e uccisi dal nazi-fascismo. Qull’odio è il medesimo che ancora oggi, con il nome di omofobia brutalizza omosessuali, lesbiche e transessuali in molti paesi del mondo".

"Avevo conosciuto David lo scorso febbraio, alla Fifth Dublin Platform for Human Rights Defenders organizzata a Dublino da Front Line, in collaborazione con l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani – racconta Matteo Pegoraro del Gruppo EveryOne -. Eravamo 100 attivisti considerati a rischio di vita nel mondo: con me e David c’erano altre persone straordinarie che oggi non ci sono più, tra cui Bety Cariño, assassinata in Messico il 27 aprile 2010, e Georges Kanuma, leader della comunità LGBT in Burundi con cui avevo stretto un’amicizia straordinaria che mi rimarrà sempre nel cuore, scomparso per negligenze mediche sempre nell’aprile scorso. (…) Porterò l’insegnamento di David e Georges nel cuore, cercando di seguire al meglio i loro insegnamenti come l’ispirazione più nobile per affrontare la vita. Grazie, caro David, grazie di essere stato tra noi. Ci mancherai".

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