UN GAY CONTRO I DIROTTATORI

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Mark, rugbista gay, ha lottato per liberare l'aereo?

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In mezzo ai tanti resoconti improvvisati relativi allo schianto del volo 93 della United Airlines in Pennsylvania martedì scorso, gli amici e i parenti di Mark Bingham, un passeggero gay presente sul volo, credono che Mark possa aver provato a contrastare i dirottatori dell’aereo.

Prima dello schianto, Thomas Burnett (foto), di San Ramon, California, ha telefonato alla moglie e ha detto che lui e altri due passeggeri erano pronti per intervenire contro gli uomini che avevano preso il controllo dell’aereo, che era in rotta verso San Franciso da Newark, New Jersey.

«So che stiamo per morire tutti, ci sono tre di noi che stanno per fare qualcosa per reagire» ha detto alla moglie, secondo quanto riportato dal San Francisco Chronicle.

Anche Mark Bingham, 31enne dirigente nel settore delle pubbliche relazioni, ha fatto una telefonata dall’aereo. Ha parlato con la madre, Alice Hoglan, raccontandole di tre uomini che dichiaravano di avere una bomba prima che la connessione telefonica cadesse.

Quello che è avvenuto tra queste telefonate e la caduta dell’aereo in un campo alberato vicino a Pittsburgh (foto sotto)è ancora materia di congetture. Non ci sono stati sopravvissuti nello schianto.

Gli esperti di contro-spionaggio suppongono che l’aereo puntasse contro qualche punto strategico di Washington prima di precipitare. Alcuni istanti prima della tragedia, altri tre aerei dirottati, che viaggiavano dalla costa orientale verso la California, hanno distrutto il World Trade Centre di New York e una porzione del Pentagono a Washington.

«Questo è stato l’unico volo dei quattro che non ha raggiunto l’obiettivo, che si crede fosse Camp David (residenza estiva del Presidente degli USA, ndr) e questo ci dà motivo di credere che forse Mark è stato capace di aiutare a salvare le vite di altre persone a terra» ha detto alla NBC Hoglan, un assistente di volo della United Airlines.

Un ufficiale dell’intelligence statunitense ha riferito a MSNBC.com che le comunicazioni attraverso telefono mobile dal volo 93 suggeriscono che tre passeggeri hanno preso il sopravvento sui dirottatori, ma non sono stati in grado di tenere il controllo dell’aereo.

Alcuni amici di Mark Bingham, un giocatore di rugby di prima divisione che ha anche giocato nelle società di rugby e pallacanestro gay di San Francisco (militava nella San Francisco Fog rugby football team, nella foto), credono che possa essere stato uno dei tre passeggeri che ha affrontato i dirottatori, ma riconoscono che non potrebbero mai essere in grado di provarlo.

Lloyd Kinoshita, che ha giocato qualche partita di pallacanestro con Bingham, ha detto: «Non ho dubbi che se c’era un’opportunità di salvare alcune vite, Mark avrebbe intrapreso un’azione. Aveva spirito d’iniziativa e di competizione, ma soprattutto, era un individuo che si preoccupava per gli altri».

Sul volo, Bingham era seduto nella cabina di prima classe. Gli amici riferiscono che era un uomo atletico, di corporatura robusta, che una volta è stato ferito a una gamba da un toro mentre correva nelle vie di Pamplona, in Spagna. Era il tipo di persona, raccontano, che non avrebbe avuto paura di affrontare i dirottatori.

«Oggi, davanti a questa grande tragedia, sento un piccolo, leggero conforto nell’apprendere che molti indizi indicano che Mark è stato un eroe» ha detto Bryce Eberhart, un impegato della PlanetOut Partners che ha giocato a rugby con Bingham.

Il quotidiano The Washington Post pubblica un ricordo di Mark Bingham (nella foto) da parte di una sua amica: «Mark – si legge – ha combattuto per anni per integrare due aspetti della sua vita: era un uomo fisicamente robusto che amava giocare uno sport rude come il rugby, ed era gay».

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«Negli ultimi mesi dela sua vita, aveva finalmente messo insieme queste due metà della sua vita, unendosi con una squadra gay di rugby di San Francisco».

«"Amavo il rugby ma sapevo che avrei dovuto tenere la mia sessualità segreta – ha scritto Bingham ai suoi compagni di squadra in una email commemorativa qualche tempo fa – Mentre ci siamo allenati, abbiamo sudato e abbiamo corso insieme quest’anno, finalmente mi sono sentito accettato come gay e come giocatore. I miei due inconciliabili mondi si sono riuniti"».

di Gay.com

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