UN GIORNO AD ALTA TENSIONE

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Cronaca, foto, interviste. Evitati per un pelo gli scontri fra polizia e gay cattolici americani. Volevano essere benedetti dal papa: ma per loro, niente Giubileo.

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ROMA. Evitati gli scontri all’ultimo minuto tra la polizia e i credenti cattolici omosessuali americani, grazie a una lunga mediazione tra la polizia e i manifestanti.

Poche ore dopo la chiusura della Porta Santa, che segna la fine ufficiale dell’anno giubilare, sono tornati in Piazza S.Pietro i venti rappresentanti di "Dignity" e di "Soulforce", che da quattro giorni chiedono di essere benedetti dal Papa o dal cardinale Ratzinger. Giunti apposta dall’America per protestare contro l’insegnamento e la pratica pastorale Cattolica contro l’omosessualità e gli omosessuali, i rappresentanti delle due più antiche e vaste organizzazioni nazionali di Gay-Lesbiche –BisessualiTransgender Cattolici americani, a conclusione della loro settimana di protesta, hanno scelto di unirsi in preghiera e canti, intorno all’imponente presepe che domina Piazza S. Pietro e di deporre ai piedi del bambinello i loro doni.

Hanno scelto di donare al Signore se stessi, attraverso le proprie foto e le loro storie, scritte sul retro, e la foto di Alfredo Ormando, suicidatosi in Piazza S.Pietro nel ’98 perché tormentato dalla condanna religiosa e sociale per il suo essere gay. Hanno intrapreso un modo antico e nobile per gridare la loro rabbia e il loro bisogno di essere accolti in quella Chiesa a cui da anni hanno donato tutto il loro amore: quello della non violenza e della disobbedienza civile.

Con indosso una maglietta bianca con su scritto " Mai più offerte alla chiesa cattolica, fin quando gli insegnamenti anti- gay non finiscono!", e " Stop Spiritual Violence!", i venti coraggiosi attivisti, si sono incontrati alle 13.00 al di là delle transenne che segnano il confine dello Stato Vaticano e hanno resistito per ore al presidio dei poliziotti che li hanno da subito letteralmente circondati impedendo loro ogni spostamento.

"Manifestiamo in maniera pacifica e silenziosa – dice Mary Louise Cervone presidente di Dignity – per chiedere al Santo Padre di benedire anche noi, di sedersi insieme a persone gay, di ascoltare le loro storie, di condividere le loro sofferenze e di considerare seriamente le loro testimonianze di fede, che mostrano come l’attuale insegnamento della chiesa , relativo all’orientamento sessuale sia basato su antichi pregiudizi, superstizioni e paure".

"La pressione esercitata dalla chiesa cattolica in america è molto più dura che in Italia – ci spiega Mel White,direttore esecutivo di Soulforce. – Negli Stati Uniti la chiesa cattolica usa tutta la sua influenza politica ed economica per una campagna anti gay senza mezzi termini.

Vengono istituiti , per esempio, dei corsi per vincere la propria omosessualità in dodici incontri e nelle liturgie i gay vengono presentati come pedofili e stupratori. Ecco perchè siamo qui oggi. E’ da Roma che partono i più recenti documenti di condanna dell’omosessualità, ed è a Ratzinger ,capo della congregazione vaticana, che chiediamo un dialogo".

Singolare la reazione della gente accorsa a S. Pietro per i festeggiamenti della Befana, che incredula assiste a come si impedisce ai membri di Dignity di oltrepassare la seconda fila di transenne per raggiungere il Presepe. Un segno chiaro di discriminazione nei riguardi di chi non è allineato ai Dictat del Vaticano,che appare ancor più grave durante le festività natalizie nel luogo simbolo della cristianità universale. " Sono sconcertato e profondamente offeso da ciò che sto vedendo" – commenta Sandro, di lì per caso. " Fateli passare ", gridano invece in molti altri. " E’ un vero atto di fascismo".

In evidente imbarazzo anche il commissario della polizia vaticana, che cerca di evitare l’intervento dei celerini, aspettando un cenno di distensione da parte della segreteria di Stato Vaticana, blindata dietro il silenzio e il grigiore delle Mura Sante.

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Assenti i gruppi di cattolici omosessuali romani. "Non ritenevamo utile la nostra presenza qui oggi", sostiene Andrea Ambrogetti del coordinamento Nazionale dei Gay credenti italiani, mentre l’assenza di Arci gay ,Mario Mieli, e Ora è forse l’amara dimostrazione di quanto lontana sia la coesione tra i movimenti gay italiani intorno alle battaglie dei diritti e delle libertà, e di quanto settaria sia la politica gay in Italia .

Alle 17.00 dinanzi alla totale mancanza di disponibilità vaticana, il gruppo di manifestanti si scioglie in abbracci e lacrime, comunque di gioia. La loro protesta è servita ad accendere i riflettori sulle loro rivendicazioni. Tornano in albergo, ma decisi a non mollare: invieranno i loro doni al Santo Padre tramite un corriere.

di Rocco Messere

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