UN ‘GRILLINI’ A DESTRA

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Marco Anselmo Jouvenal, segretario di GayLib, è candidato alle regionali in Lombardia. “Nel centrodestra c’è indifferenza, ma la sinistra in 7 anni non ha fatto niente. Ora cambieremo”.

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MILANO – L’audacia acrobatica dei presidenti di regione che non intendono farsi schiacciare dalla tenaglia Berlusconi-Bossi ha buttato il Polo nel caos. A Milano, fucina di ogni novità politica, i Liberaldemocratici si uniscono al caravanserraglio di Formigoni, professando una propria indipendenza e presentando tra i propri candidati il segretario politico di GayLib, Marco Anselmo Jouvenal, per una “rivoluzione liberale” da portare a termine nel centrodestra. Spiegarlo a noi è facile, dirlo alla comunità omosessuale è altra cosa. «Tutte le battaglie di libertà sono solidali tra di loro. L’intesa con GayLib va letta in questi termini, per questo sia io che Viola Valentino, nostra candidata alle provinciali dello scorso giugno a sostegno di Ombretta Colli, partecipiamo dal 2001 a tutti i Gay Pride e altre manifestazioni collaterali. Molta parte della comunità gay ritiene che i suoi diritti possano essere tutelati esclusivamente dalla sinistra, eppure in 7 anni di governo non hanno attuato alcuna politica sociale verso i gay. Secondo me le associazioni gay dovrebbe essere apolitiche e apartitiche per far meglio gli interessi di coloro che rappresentano. Se poi questa destra va ad attuare politiche a difesa dei gay, come la mettiamo con l’ideologia di sinistra? Il nostro appoggio a Juvenal nasce da desideri di libertà più che da inutili geometrie politiche.» Questo il pensiero di Marco Marsili, coordinatore dei Liberaldemocratici. Marco Anselmo Jouvenal sarà capolista a Monza e Lodi; candidato N.2 o 3 a Milano.
Marco, perché questa candidatura?
Il matrimonio tra GayLib e i Liberaldemocratici nasce da un desiderio comune di occuparsi di diritti civili. Nel centrodestra, non lo nascondo, vi è un muro d’indifferenza anche se a livello locale la collaborazione c’è. Non so, il registro delle unioni civili è passato nella provincia autonoma di Bolzano grazie ai voti di An. Dalla riorganizzazione di GayLib, questo è il primo impegno veramente importante. In entrambi i Poli abbiamo delle forze contrarie a quelli che sono i diritti dei gay, quindi è importante che in entrambi gli schieramenti ci sia chi si batte perché questi diritti abbiano un loro riconoscimento.
Insomma andate a rafforzare, con buone intenzioni, il centrodestra, mentre Sgarbi va a finire con l’Udeur.
Non trovo strano che possa essere passato al centrosinistra, ma l’area in cui è confluito. L’Udeur a mio avviso di liberale ha ben poco, soggetta com’è ad un certo tipo di peso religioso nel quale vedo ben poco Sgarbi.
Come affrontare le divisioni di fedi politiche nel movimento omosessuale?
In Italia i cittadini gay che sono scesi in politica dovevano innanzitutto scegliere se fare politica come gay o come membro di un partito. In molti si son fatti eleggere anche in forza della loro condizione di omosessuale, spesso hanno risposto prima agli obblighi di partito e poi a quelli che potevano essere gli interessi della comunità. Unica eccezione a questo è stato e sarà sempre, Franco Grillini. Altri, come la Titti De Simone o Nichi Vendola, prima obbediscono a papà partito e poi fanno il resto.
Ne abbiamo esempio anche nel centrodestra col caso Cecchi Paone.
Sì, anche se non in maniera così eclatante. La candidatura di Alessandro è stato un puro specchietto per allodole, che lui ha accettato di rappresentare.
Tu cosa vuoi fare a destra?
La stessa cosa che fa Grillini nel centrosinistra, ovvero mettere a priori i diritti dei gay prima di parlare di altro. Oggi manca la voglia di fare politica gay; a occuparsene sono sempre i soliti.
Questo perché?
Perché c’è un disinteresse totale nei confronti della politica e anche dei gay. Tutto sommato non siamo vessati come 20 anni fa e questo porta a non affrontare il fatto che il vivere più o meno bene la propria condizione non vuol dire aver raggiunto il riconoscimento di una serie di diritti. Questo viene dimenticato dai giovani che pensano più all’oggi. Non si pensa agli anziani o agli handicappati solo perché non rispondono al clichè del gay bello, giovane, palestratissimo che fa le grandi nottate. Non ultimo, il fatto che non ci siano state prese di posizione se non da parte di Grillini contro quello che sta diventando la cosa più schifosa, cioè lo stereotipo del gay che si vuole vendere al pubblico attraverso format televisivi del tipo “La sottile linea rosa” o “I fantastici cinque”.
Che tipo di campagna elettorale farai?
Cercherò di spiegare la mia politica rivolta ai gay impegnandomi sul territorio, nei limiti di quella che sarà la nostra rappresentatività e nei limiti in cui ci lasceranno parlare all’interno della Casa delle Libertà, cercheremo di farlo.
Augurandoti l’elezione, quali priorità porterai come consigliere regionale lombardo?
L’apertura di uno sportello contro le discriminazioni in Regione che riguarda non solo i gay ma, ad esempio, gli extracomunitari. Poi vi è il problema della tutela delle coppie di fatto. A suo tempo mi ero dichiarato contrario al registro delle unioni civili perché è carta straccia, non consente di accedere a dei diritti. Bisogna invece trovare una formula più tutelante che aiuti le coppie gay e non ad avere diritti.
Sempre che i centrodestristi siano d’accordo.
Sono convinto che in entrambi gli schieramenti ci siano pareri divergenti. C’è una parte di destra che continua a deriderci, un’altra che cerca di svicolare su questi temi ma esistono persone liberali disponibili al dialogo. Noi facciamo riferimento a questi ultimi.
Auguri per la tua campagna elettorale.
Grazie e speriamo anche in una candidatura nel Lazio.

di Mario Cirrito

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