Una Chiesa molto potente e poco Cristiana

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Una Chiesa politica, antidemocratica e perfino antievangelica, la cui autorità, secondo il giornalista Corrado Augias, ha origini dubbie. Ma è importante capire che i gay non sono le...

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Il Vaticano ci attacca, la destra ci ignora, la sinistra temporeggia, il movimento gay è spesso perso in conflitti interni e gli stessi omosessuali sono inevitabilmente disuniti, rintanati in logiche da contrada, che sono forse lo specchio migliore di un Paese che non è mai stato del tutto unito ma raramente altrettanto spaccato. Da gay militante, soffro e mi batto, anche se mi rendo conto che la questione gay non è la più grave di questo Paese.

Ha ragione, il problema dei gay non è al primo posto nell’ordine del giorno. Abbiamo vere e proprie some, carichi pesanti da portare avanti, prima su tutte la crisi economica, ma anche la diatriba tra lo Stato e la Chiesa, o meglio i cattolici integralisti. All’interno di essa si può collocare anche il problema dei gay, tema su cui, nonostante qualche blanda dichiarazione pacificatrice, l’atteggiamento clericale è noto e alcuni suoi uomini si sono addirittura giocati dei posti in Europa. Sarà una  lotta non facile. 

Noi gay (e chi si schiera al nostro fianco) subiamo l’ostracismo delle alte gerarchie ecclesiastiche. Eppure sappiamo di tanti preti repressi o che fanno sesso di nascosto, molti di noi hanno avuto esperienze con loro, qualcuno perfino a pagamento. Inoltre, nella Bibbia, le affermazioni contro l’omosessualità sono poche, contraddittorie e utilizzate in modo strumentale. Perché allora tanta ostilità? 

Non voglio entrare nel discorso dei preti gay come di quelli che hanno rapporti con donne perché la trovo una questione penosissima. In realtà ai preti cattolici è imposto il celibato, ossia non possono avere figli legittimi, la ratio della norma giuridica è questa, per ragioni storiche e patrimoniali. Ma non entro nel merito, siamo in un ginepraio. Mi interessa di più quell’atteggiamento che lei ha richiamato. In realtà la norma scritturale su cui la Chiesa cattolica basa la sua avversione secolare per gli omosessuali è in uno dei libri del Pentateuco, il Levitico, dove sono contenute prescrizioni alimentari e sessuali che dovevano guidare il buon ebreo. In 18, 22 del Levitico è scritto: “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio”. Che vuol dire quell’abominio? Non è una prescrizione da codice penale ma indica una violazione rituale, al pari di avere rapporti con donna mestruata o di mangiare carne di maiale o crostacei. La dottrina cattolica l’ha esemplificata e portata a livello di prescrizione morale e dunque, potremmo dire, di codice penale.

Se poi teniamo conto che la Bibbia è Testo sacro comune a più religioni monoteiste, mentre nel Vangelo addirittura non c’è nulla contro l’omosessualità, ma molto contro i farisei, i ricchi, gli ipocriti, i superbi, viene da chiedersi se certe persone l’abbiano letto…

Lei si deve attaccare a un’altra cosa dell’insegnamento di Gesù: il peccato per Gesù è la durezza di cuore, non tener conto delle esigenze degli altri, fare il proprio comodo, se posso esprimermi così, non curandosi se il proprio comodo nuoce agli altri. Tutto il resto per Gesù erano cose che si risolvevano con una pacca sulla spalla.

Ne deriverebbe un atteggiamento delle gerarchie paradossalmente ‘anticristiano’… Seguendo il suo lavoro di scrittore e di giornalista, ho avuto l’impressione che non si limitasse a contestare gli abusi e le ingerenze della Chiesa, ma andando più in profondità, all’origine, indagasse e mettesse in discussione la sua stessa autorità. In poche parole: hanno il diritto di dire quello che dicono? Oggi ci siamo abituati a sentire la loro voce, ci siamo assuefatti perfino alla svolta postconciliare, ma, a pensarci bene cosa conferisce loro tale autorità?

Io sto cercando le fonti di questa autorità e non le trovo, le dico la verità. Questa è una autorità che la Chiesa cattolica si è auto-concessa, dall’alto di un potere che mescola spiritualità e politica. Non parlo di Berlusconi, parlo dell’imperatore Costantino, quarto secolo: da lì è cominciata questa deriva politica cattolica. In questa ricerca sono confortato da una corrente di minoranza non molto ascoltata della stessa Chiesa cattolica: se ascoltiamo teologi come il grande Hans Küng (cfr. intervista a Repubblica), o il più giovane ma altrettanto agguerrito Vito Mancuso, anche lui teologo cattolico ma di grande fede e apertura, loro si pongono dall’interno le stesse domande che noi ci poniamo dall’esterno.

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Oggi nel paese si respira un’aria pesante, di isteria e ipocrisia, come sono sicuro dimostrerà chiunque studierà tra anni, col giusto distacco, il caso Englaro…

Non voglio parlare del caso Englaro, ma mi sembra un’aberrazione che qualcuno osi pensare che io, lei, non siamo padroni delle nostre vite, non possiamo porre fine ai nostri giorni se lo decidiamo liberamente, non possiamo pregare qualcuno di non accanirsi su di noi, mantenendoci allo stato di un broccolo o di una rapa, se lo abbiamo deciso. È una cosa gravissima se questa legge passa in questo modo.

Per tornare alle battaglie gay, pare che il mezzo più efficace per ottenere qualcosa sia proprio il coming out. Dirlo a parenti e amici significa aprire loro gli occhi e mostrare una realtà diversa: una vera rivoluzione dal basso. Ovviamente non tutti ci riescono. Non solo giovani con famiglie problematiche ma anche molti grandi professionisti e artisti famosi, il cui coming out sarebbe utilissimo per molti, si nascondono, negano o addirittura ritrattano. Semplice diritto alla privacy? Vigliaccheria? Oppure cautela estrema ma giustificata dal clima che si respira?

La cosa è molto più semplice. Gli omosessuali sono una minoranza, fino a pochi anni fa quasi del tutto repressa, circondata dalla vergogna, dal senso di peccato. Ci vogliono tempo, coraggio, casi di coming out illustri anche, ma soprattutto molto tempo, perché si affermi la considerazione banale, evidente, del diritto di essere etero, omo, come ci pare, come si è. Per adesso questa opinione si è fatta strada in alcuni settori, diciamo più avanzati, della società. Ci vorrà tempo perché si estenda a tutti.

di Flavio Mazzini

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