UNA PROMESSA NON MANTENUTA

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Roma, la difficile questione delle Unioni Civili affrontata dai Radicali di Sinistra. Tra inadempienze veltroniane e petizioni in corso, continua la lotta per il registro.

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ROMA – Quando Veltroni nel suo programma elettorale sottolineava l’art. 3 della Costituzione italiana, il riferimento anche alla comunità gay sembrava evidente. Affermando che il Comune deve farsi carico di una concreta cultura delle differenze e del rispetto reciproco, in cui nessuno sia costretto a sentirsi minoranza a causa della sua fede religiosa, del suo orientamento sessuale, della sua lingua o appartenenza culturale, il riferimento alla comunità gay era evidente.

"Questo è un impegno che dovrà tradursi in fatti concreti" affermava l’attuale sindaco e la comunità gay si era stretta intorno a Walter Veltroni, che pure di cose buone ne ha fatte molte.

A fasi alterne, diversi esponenti dell’Ulivo, si erano riconosciuti a favore del riconoscimento delle Unioni Civili e, oltre alla Melandri, certo Veltroni era tra i più convinti della bontà del Registro e aveva promesso fatti concreti nel giro di un anno.

Certo colpevolizzare il singolo per un ritardo temporale che deriva anche da fattori di diversa natura e area politica non è forse corretto, ma di fatto un grande ritardo c’è rispetto a tante promesse fatte. E amarezza e perplessità nascevano quando al passato gay pride Veltroni non partecipò affatto, mandando al suo posto a fare gli onori di casa la responsabile per le "minoranze".

I Radicali di sinistra oggi si fanno portavoce del malcontento per il lassismo della maggioranza capitolina, per l’assenza di consiglieri comunali e municipali che pure hanno contribuito a far eleggere.

Per questo è partita la petizione popolare per la raccolta di firme atta ad istituire presso il Comune di Roma un Ufficio dei Diritti Civili contro le discriminazioni basate su orientamento sessuale.

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