UNA TRANS A BRUXELLES

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Marcella Di Folco, leader storica del movimento transgender in Italia e presidente del Mit, è candidata alle Europee con il Pdci. "Per una poliitica laica, ci vuole una...

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BOLOGNA – Lei, Marcella Di Folco, bolognese di adozione definisce la sua vita “la mia divina commedia”, a voler sottolineare un’esistenza che raccoglie inferni e paradisi, le diversità di cui neppure Dante ha immaginificato tra i suoi contumelici personaggi. E’ storia del movimento Marcella. Superato un periodo di crisi con la propria identità, risolta nell’agosto ’80 a Casablanca, si fa voce per tutte le minoranze. Quando nel 1988 nasce il MIT (Movimento Transessuali Italiani), viene eletta presidente; comprende che le battaglie civili formano un doppio binario con la politica. Diventa attivista radicale e nel ’95 consigliere comunale nella lista dei Verdi a Bologna, prima trans al mondo a raggiungere questo traguardo. Sostiene la battaglie delle donne per una politica al femminile, i diritti di tutte le diversità, la tutela per i meno abbienti, immigrati, anziani; crea con la Cgil il primo sportello per aiutare le transessuali sul lavoro. E’ candidata al Parlamento Europeo dal Partito dei Comunisti Italiani, nel collegio Nord-Est.
Marcella, qual è il tuo percorso politico attuale in vista di Bruxelles?
Sono uscita dai Verdi all’inizio dell’anno. Pecorario Scanio ha ‘mobbizzato’ gli storici come Mattioli, Paissan, Manconi, togliendoli dalla scena attiva della politica. Avvenne poi l’incontro con Katia Bellillo: fui incantata da lei nel 2000, quando ci diede l’opportunità di confrontarci con le istituzioni nella Commissione delle Pari Opportunità, cosa che non eravamo riuscite a fare con la Balbo. La Belillo è stata straordinaria fin dal primo incontro.
Così hai meditato il trasloco politico.
Ogni mio dubbio o richiesta avevano con loro risposte adeguate. Vi è stato quell’interessamento della Consulta a non far pagare le spese dei tribunali a chi cambiava sesso; quando il Mit aveva bisogno chiamavo il PdCI e mi aiutavano, mentre i Verdi mi ascoltavano e dimenticavano. Anche sulla politica dei diritti, la nebbia. Adesso per fortuna ci sono persone come Paolo Cento, Bulgarelli e a seguire il nulla. Oggi con il PdCI mi sembra di essere ringiovanita.
Ti senti più rappresentata?
Non solo, ma anche più valorizzata. Sono candidata non solo alle Europee ma anche al Consiglio Provinciale di Bologna nei collegi: Bologna-Bolognina, Bologna-Fiera, Bologna-Malpighi-Marconi.
Come è venuta fuori la tua candidatura?
A un dibattito sulla procreazione assistita ho parlato con una dirigente sulla mancanza di candidati gay nel Nord-Est. Mi hanno chiesto quasi subito di rendermi disponibile e ho accettato. Chiaro, la mia è una candidatura di servizio, ma resta un fatto importante che i Comunisti Italiani schierino una persona nota nel mondo Glbt, come ritengo essere.
Una candidatura di bandiera; ma se vinci è un bel botto per il PdCI.
Ah, senza dubbio. Avremmo il problema del Consigliere, ma non so… Credo, alla fine, che la possibilità di ottenere un buon risultato non sia così remota; i gay sanno chi sono, cosa ho fatto. Sono una persona che in politica, come nei diritti Glbt non abbassa facilmente la guardia; ritengo di avere una forza matura per confrontarmi, battermi e magari vincere una battaglia elettorale che ha i numeri del rispetto, della tolleranza, dell’aiuto ai giovani, agli anziani, alle speranze di una vita migliore per gli immigrati, al diritto al lavoro per le transessuali, alla valorizzazione di tutte le sessualità. E’ un’occasione da non perdere, questa, per me e tutta la comunità gay.
Se eletta, quali problemi riterresti prioritari a Bruxelles?
Farei subito una proposta per una direttiva rivolta a tutti i paesi dell’Unione sulle identità gay. Tu sai che nei 10 paesi recentemente entrati nell’Unione Europea, la problematica Glbt è abbastanza complessa e pesante, se pensiamo alla Polonia passata dal comunismo al cattolicesimo. Ma anche gli altri devono darsi regole ben precise e ferme per la tutela dei diritti. Poi la battaglia dei Comunisti Italiani dovrebbe anche portare a comportamenti diversi da quelli attuali anche in Italia.
L’Italia senza passaporto sui diritti.
Con una destra bifolca e pericolosa e una certa sinistra sonnecchiante all’ombra dei campanili. Questa chiesa cattolica che pur di imporre un proprio verbo e una continua condanna verso la popolazione omosessuale è pronta a contrastare le libertà individuali attraverso iniziative drastiche, predicazioni, proclami da caccia alle streghe.
Nonostante GayLib invogli a pensare gay a destra, ci può essere un dialogo e una speranza con questa destra e i Popolari?
I cattolici, ne sono convinta, non faranno passare nulla che non valorizzi la famiglia basata sul matrimonio; e questa è anche la convinzione della parte laica di Alleanza Nazionale. Se prima si dialogava adesso c’è il vuoto totale. Ma poi, nella Margherita, nonostante questa linea cattolicista, ci sono anche molti che sentono la laicità dello Stato. Occorre che vinca la sinistra in Europa.
Perché?
Perché in Europa i diritti Glbt sarebbero più rappresentati e difesi di quanto non avviene oggi; perché farebbe capire a una certa sinistra italiana che non si tergiversa su questioni che riguardano la sfera dei diritti civili. Lo stesso opportunismo di Rutelli non è di contrarietà alle nostre battaglie ma è una valutazione seppur errata di elettoralismo, di voler andare a cercare voti a destra.

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Subito dopo l’articolo: “Europee – chi e come votare” Arcigay e Arcilesbica hanno confermato l’adesione al questionario per la difesa dei diritti Glbt, anche di tutti i candidati del Partito dei Comunisti Italiani.

di Mario Cirrito

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