UNHCR: per i gay perseguitati è prassi l’asilo

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La concessione dello status di rifugiato per una persona perseguitata nel proprio paese perche omosessuale "è prassi consolidata sia in Unione europea che in Italia".

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ROMA – La concessione dello status di rifugiato per una persona perseguitata nel proprio paese perche omosessuale “è prassi consolidata sia in Unione europea che in Italia, nel rispetto della convenzione di Ginevra del 1951”. Lo afferma Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr in relazione al caso del senegalese ai quali è stato vietato il rimpatrio perché gay.
Boldrini, sottolineando la “preoccupazione per i toni assunti sulla vicenda da esponenti del governo”, esprime “lo stupore per la reazione che il caso ha suscitato. Inoltre, il fatto che lo stesso senegalese non sia stato informato che avrebbe potuto presentare domanda di richiesta di asilo denota la mancanza di informazione in questi casi.
“La convenzione di Ginevra – ricorda la portavoce dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati – fa menzione che la persecuzione per l’appartenenza ad un ‘gruppo sociale’, e gli omosessuali rientrano in questo caso, può essere motivo per avere l’asilo. Questo principio è ormai prassi consolidata e viene recepito in quasi tutta l’Ue, compresa lItalia”.
Boldrini precisa, inoltre, che gia adesso la Commissione centrale per lo status di rifugiato, di cui fa parte la stessa Unhcr, prende in esame positivamente queste situazioni e anche la proposta di legge sull’asilo, all’esame del parlamento, ne parla espressamente.

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