Alfano sta vietando il diritto alle Unioni Civili, il monito di Arcigay

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La situazione è "grave e paradossale" poiché, se pure la legge è in vigore, i sindaci più retrogradi potrebbero permettersi di rifiutare eventuali prenotazioni.

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All’indomani della situazione confusionaria generata dalla mancata presentazione del decreto ponte sulle unioni civili da parte del ministero dell’Interno, Arcigay rilascia un comunicato stampa duro nei confronti di Angelino Alfano.

Ieri sono scaduti i termini per l’emanazione del decreto “ponte” per l’applicazione della legge sulle unioni civili: mentre ai municipi risultano giunti i moduli e le istruzioni per la registrazione delle convivenze tra omo o eterosessuali, cioè quanto attiene al secondo titolo della legge, non c’è traccia degli applicativi, seppur provvisori, relativi alla formalizzazione delle unioni civili, che invece riguardano solo le coppie formate da persone dello stesso sesso. Il Ministero degli Interni così mette i primi cittadini in una situazione grave e paradossale: qualora a causa dell’assenza del decreto ponte i sindaci negassero a una coppia la possibilità di celebrare l’unione civile, di fatto starebbero negando un diritto garantito da una legge in vigore. Ma soprattutto l’attesa infierisce su chi da troppo tempo aspetta di formalizzare la propria relazione di coppia, per il desiderio più che legittimo di festeggiare o addirittura perché non ha molto tempo davanti per prolungare l’attesa. Questa negligenza è perciò cinica e irrispettosa e conferma il malcostume dei governi italiani che da sempre in tema di diritti non riescono a rispettare tempi e scadenze, anche nei casi più banali. Esortiamo allora il Ministro degli Interni Alfano a produrre tempestivamente quanto dovuto e a non giocare l’ennesima scorretta battaglia politica abusando di un ruolo, quello di ministro appunto, che deve saper corrispondere a tutti i cittadini e le cittadine, non solo a quelli eterosessuali. Preso atto della negligenza del collega, sollecitiamo inoltre il Ministro alla Giustizia Andrea Orlando a velocizzare la stesura e la pubblicazione dei decreti attuativi definitivi, al fine da rendere concreto il riconoscimento di un diritto che oggi è solo sulla carta. Infine, anche i sindaci, che rappresentano il punto di contatto tra le istituzioni e i cittadini, dovrebbero farsi carico di questo problema e chiederne conto al Governo.

Le parole di Arcigay chiariscono la questione, che sta diventando complicata da comprendere: la situazione è “grave e paradossale” poiché, se pure ai sensi del comma 35 le disposizioni contenute ai commi 1-34 della legge “acquistano efficacia” a partire dalla data di entrata in vigore della legge (dunque già dal 5 giugno 2016), i sindaci più retrogradi potrebbero permettersi di rifiutare eventuali prenotazioni per la celebrazione, appigliandosi alla mancanza di istruzioni concrete da parte del Governo. Un ulteriore chiarimento giunge dalle parole dell’ufficio stampa di Monica Cirinnà: “la questione è rimandata ai singoli comuni, che secondo le disposizioni dei sindaci potranno già avviare le procedure per fissare le prenotazioni per la celebrazione delle unioni civili“. Se alcuni, come quello di Fiumicino, sono già ben disposti all’accettazione delle prenotazioni, altri potrebbero esserlo meno, e avrebbero ancora la possibilità di rifiutare tale richiesta, data la mancanza di una linea guida precisa e ufficiale.

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