I sindaci contrari alle unioni civili restituiscano la fascia tricolore

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L'atto d'accusa di "Certi Diritti", associazione radicale, spiega perché non esiste un diritto all'obiezione di coscienza.

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Nonostante la legge sulle unioni civili sia ormai entrata nella quotidianità degli italiani e sia stata applicata un po’ in tutto lo stivale, persistono alcuni casi di Sindaci e Comuni che si oppongono al celebrarle, inneggiando ad una opposizione ideologica e al diritto all’obiezione di coscienza: l’ultimo a Favria, sostenuto anche dall’organizzazione neofascista Forza Nuova (LEGGI >). Come abbiamo più volte ribadito in questi mesi, l’obiezione di coscienza non è assolutamente contemplata dalla legge sulle unioni civili: l’ufficiale di stato civile (il Sindaco o chi per lui) deve costituire l’unione, a prescindere dalle proprie personalissime convinzioni.

È per questo che l’Associazione Radicale “Certi Diritti” sta combattendo affinché l’obiezione di coscienza, non contemplata, non venga più utilizzata come scusa dai sindaci che non vogliono costituire l’unione. Quasi utopico, visto che il partito radicale ha sempre fatto dell’obiezione di coscienza il proprio programma politico: ma qui il discorso è diverso. Si parla di Sindaci che non hanno il coraggio di andare fino in fondo perché consapevoli di agire nell’illegalità, che utilizzano il pretesto dell’obiezione di coscienza solo per la visibilità mediatica: se vogliono agire contro la legge, che lo facciano con cognizione di causa e coerenza e che si assumano tutte le responsabilità del caso, fino a diventare passibili, come lecito, di denuncia. Ecco il comunicato integrale.

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Si stanno moltiplicando le dichiarazioni di alcuni Sindaci che si dicono contrari alla Legge sulle Unioni Civili e che vorrebbero non applicarla. Alcuni mettendo i bastoni tra le ruote a chi sceglie di unirsi (scegliendo luoghi e ore improbabili per le registrazioni e amenità del genere), altri si trincerano ancora dietro un generico e insopportabile «mancano i decreti attuativi», quando invece il comma 35 della Legge dice espressamente: «Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 34 acquistano efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge». È chiaro, tra l’altro, come questa disposizione renda passibile di denuncia chiunque si opponga all’effettiva efficacia della Legge stessa.

Altri Sindaci ancora, e questo è il caso più grave e ridicolo insieme, hanno addirittura dichiarato che non rilasceranno alcuna delega agli ufficiali di stato civile affinché facciano le registrazioni.

Su tutti quei comportamenti che impediscono, direttamente o indirettamente, l’applicazione della Legge chiediamo che i Prefetti, così come erano super vigili nei confronti dei Sindaci che volevano trascrivere, siano altrettanto solerti ora e intervengano affinché la Legge sia applicata in toto.

Sulle dichiarazioni in merito al rilascio della delega chiediamo invece agli operatori e alle operatrici dei media di riflettere qualche minuto in più: la Legge sulle Unioni civili parla espressamente di  “ufficiale di stato civile” e non di Sindaci. I Sindaci, come noto, sono ufficiali, ma delegano questa funzione ad altra persona o persone, dell’amministrazione. E questa delega non è specifica per ciascuna delle attività che un ufficiale deve svolgere, bensì generica, perché fa riferimento alla funzione e non alle singole attività. Quindi non esiste nessuna delega alle unioni civili, e mai potrà esistere. Quei Sindaci che dicono il contrario mentono sapendo di mentire.

Se invece i Sindaci fossero coerenti fino in fondo dovrebbero adottare un provvedimento che escluda la registrazione delle unioni civili dai compiti dell’ufficiale. Cosa che non sta né in cielo né in terra e sarebbe immediatamente fonte di intervento sostitutivo del Prefetto e di denuncia.

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Inoltre, come ha chiarito il Consiglio di Stato e chiunque legga correttamente la legge e si intende minimamente di giurisprudenza, non esiste un diritto all’obiezione di coscienza sulla Legge Cirinnà. Se qualcuno lo pensa davvero dovrebbe fare come i veri obiettori che andavano in galera per sostenere le proprie idee. Ci sono quindi Sindaci disponibili a portare le proprie dichiarazioni alle logiche conseguenze? Ci sono quindi Sindaci disposti a restituire la fascia tricolore?

Non è qui in gioco la libertà di pensiero, tanto a sproposito richiamata in questi casi, ma la coerenza, e questi Sindaci dimostrano di non averla. Hanno bensì un fiuto certo per la comunicazione. Ormai è noto: straparlando contro le persone omosessuali e transessuali e contro la  Legge sulle Unioni Civili si finisce sui giornali.

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