Unioni civili: i sindaci di destra vogliono l’obiezione di coscienza

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Le affermazioni omofobe di Salvini sull'obiezione di coscienza hanno avuto molta eco tra i sindaci di destra

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Dopo l’approvazione definitiva delle unioni civili l’Italia è cambiata. Come sappiamo, il decreto non prevede l’obiezione di coscienza per quei sindaci che vorrebbero opporsi alla celebrazioni: le speranze di ProVita, di una frangia di Forza Italia e della Lega Nord sono state definitivamente cassate in Commissione Giustizia ad aprile. Ma nonostante questo, alcuni sindaci (o candidati sindaci) appartenenti agli schieramenti più retrivi della politica italiana continuano a professare la libertà di agire riguardo alle unioni tra persone dello stesso sesso: primo fra tutti Alfio Marchini, candidato sindaco di Roma, che ha suscitato scandalo affermando di essere contro la legge: “Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose per cui non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni”. La comunità LGBTI si è ribellata, pubblicando sui social con l’hashtag #MarchiniStaiSereno foto e commenti contro le incendiarie dichiarazioni omofobe.

27/05/2013 Roma, trasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto Alfio Marchini

Marchini non è l’unico: Salvini, leader di Lega Nord, ha affermato ieri che “la legge sulle unioni civili è fatta male, è discriminatoria nei confronti delle coppie eterosessuali ed è l’anticamera delle adozioni gay, già legittimate da diversi tribunali. Il mio invito, per i sindaci che si sentono di farlo, è di fare obiezione di coscienza e di opporsi a una legge sbagliata che non porterà nulla di buono”. Di fatto, ha autorizzato i sindaci del suo partito (e non solo) a violare la legge: come ricorda Monica Cirinnà “permettersi di non celebrare le unioni civili significherebbe commettere un reato, con tutte le conseguenze penali che questo comporta”.

Al coro omofobo si sono uniti presto vari sindaci: Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese (d’altronde ricordiamo bene il mancato patrocinio del Pride del comune), ha affermato che “come esiste l’obiezione di coscienza in materia di aborto, deve esserci anche su questo tema, non possono esserci differenze”. Stessa cosa afferma Giovanna Gargioni, sindaco di Borghetto Lodigiano, con termini ancor più gravi: “Farò obiezione di coscienza? Assolutamente sì. Ho amici omosessuali con cui mi sono confrontata e che mi hanno detto che ho le mie ragioni per pensarla così. Ognuno fa le sue scelte nella vita, chiedere per loro di sposarsi è come vivere a Milano e voler avere la vista del Canal Grande di Venezia sotto la finestra. Sono contraria a questa legge perché sono convinta che si tratti del primo passo verso l’adozione gay, e io a questa cosa sono assolutamente contraria”. Anche Renato Pasinetti, sindaco di Travagliato, dice che di essere “naturalmente contrario. Credo che il matrimonio abbia la finalità di costruire la famiglia per avere figli e continuerà a costruire la società con la famiuglia come cellula”. Matteo Bianchi, sindaco di Morazzone (Varese), dice che “la legge più che colmare un vuoto colma le esigenze di una lobby internazionale. Così come il Pd nel 2014 dispensava le unioni nei Comuni contravvenendo alla norma e alle indicazioni del Ministero dell’Interno, l’obiezione di coscienza è un dovere, per rispetto della comunità“. Ma Oscar Lancini, ex sindaco oggi vicesindaco di Adro, esagera e supera qualsiasi limite ammissibile: “La legge è una porcheria. C’è ipocrisia del governo, che ha posto la fiducia per essere sicuro che passasse. Farò obiezione di coscienza per evitare di celebrare unioni che vanno contro natura”.

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attilio_fontana

Non solo Lega: Lucia Baracchini, sindaco di Pontremoli (Toscana), eletta nel 2011 a capo di una lista civica sostenuta dal PdL, ha affermato che la posizione di Marchini “ha una sua logica. Non dovrebbe essere compito di un sindaco occuparsi delle unioni gay. Vorrei che ci fosse la possibilità di scegliere: da un punto di vista politico sarebbe giusto e corretto offrire uno strumento per permettere a chi non ha intenzione di celebrare le unioni gay di essere esentato“. Non sorprendono le sue affermazioni, considerando il fatto che nel 2013 firmò un’ordinanza razzista e discriminatoria che prevedeva una multa fino a 500 euro per chi chiedeva l’elemosina in strada.

lucia_baracchini

Per fortuna ci sono sindaci che si oppongono fermamente a questo degrado: Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, e Flavio Tosi, sindaco di Verona, entrambi di centrodestra, affermano all’unisono che “questa legge, che in quanto tale va rispettata, è un passo avanti nella strada del rispetto della dignità umana e dei diritti di tutte le persone . Bene quindi il percorso concluso dal Parlamento a patto che, come ho più volte ribadito, il passo successivo non sia ritirare in ballo la stepchild adoption”. Non è una posizione totalmente accettabile, ma quantomeno non coercitiva nei confronti dei cittadini.

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