UNIONI DI FATTO ADDIO?

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Altro che coppie gay. Il governo si prepara a "far fuori" chi non è cristianamente sposato. Ecco il progetto di legge del ministro Bossi. Che fa strana coppia...

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Altro che tutela delle coppie gay! La politica sociale dell’attuale governo, o almeno di alcuni dei suoi esponenti più caratteristici, si muove in maniera inequivocabile verso una strenua difesa della famiglia eterosessuale sposata – possibilmente in chiesa, verrebbe da aggiungere -. Dopo la legge regionale del Lazio, fortemente voluta dal presidente della regione ed esponente di An Francesco Storace (foto sotto), anche il senatùr si è deciso a scendere in campo nella difesa della famiglia tradizionale, proponendo un disegno di legge che esclude, ignora, considera come inesistenti le unioni di fatto. E le due leggi sembra che siano parenti più di quanto sia ufficialmente dato sapere.

C’è chi garantisce che Storace e il ministro delle riforme istituzionali Umberto Bossi si sono incontrati pochi mesi fa, proprio per concordare la politica di "sostegno della famiglia".

Il disegno di legge di Bossi porta la firma anche del numero due del Carroccio, quel Roberto Maroni oggi a capo del ministero del welfare e che non tanto tempo fa difendeva l’equiparazione del matrimonio omosessuale a quello etero. Ma "Bobo" sarebbe stato tirato dentro il progetto per i capelli, e lui stesso si affretta a darne la totale paternità a Umberto Bossi, affermando in un’intervista al quotidiano della Lega, La Padania che "Bossi sta preparando la legge della svolta". In totale aderenza alla linea del capo, però, Maroni si affretta anche lui a garantire che "la famiglia deve tornare ad essere il centro della società. Nel 2002 ci sarà massima attenzione per il sociale".

Ma quali sono i contenuti di questo progetto di legge, che il segretario della Lega annuncia come "snello ma dirompente"? Gli aiuti previsti sono simili a quelli contenuti nelle leggi regionali del Lazio e del Friuli Venezia Giulia, cioè premi in denaro, agevolazioni fiscali e incentivi indiretti, ma solo per i bambini nate in famiglie fondate sul matrimonio. «La società tende alla disgregazione, se non ci sono capisaldi come la famiglia "costituzionale" – ha commentato Speroni, capo gabinetto di Bossi – C’è una scristianizzazione in atto, noi siamo per i valori». "E i figli degli altri?" chiede giustamente Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay. Evidentemente, a loro l’attuale governo farà pagare la colpa dei loro genitori, considerata gravissima, di non aver voluto o potuto convolare a giuste nozze. Se non è discriminazione questa…

Ma anche all’interno della maggioranza non tutti appoggiano la proposta: sono in molti a chiedersi perché una legge sulla famiglia debba venire da un ministro per le riforme istituzionali, e chiedono un ampio confronto. E’ il caso del sottosegretario di Forza Italia Grazia Sestini, che dalle colonne di Repubblica di ieri si dice allarmata per l’invasione di campo. Ma la Lega, è evidente, deve incassare la titolarità di almeno una riforma, visto che quelle sulla devolution e sulla immigrazione sono già state varate senza che il protagonismo di Bossi.

Dal fronte opposto, Livia Turco (foto), dalla prima pagina dell’Unità di oggi, sferra un durissimo attacco contro l’annuncio della proposta leghista: «Non è possibile prendere sul serio questo annuncio – scrive l’ex-ministro – Intanto perché esso proviene da ministri di un governo che con la finanziaria 2002 ha sottratto risorse alle famiglie italiane […] Ma soprattutto perché il ministro del welfare on. Maroni in questi mesi ha cancellato le politiche sociali e familiari dall’agenda del governo». La Turco non è l’unica a credere che la proposta sia solo frutto di un atteggiamento propagandistico della Lega, e in particolare del suo segretario. Roberto Schena, attivista omosessuale, direttore di Guide Magazine e giornalista del quotidiano leghista La Padania, si dice certo che questa proposta non passerà, e che anche nella maggioranza, che in questo momento starebbe affrontando un momento difficile e delicato, ci sono spinte contrarie, che intendono regolamentare anche le coppie di fatto, e non solo la famiglia fondata sul matrimonio.

Ecco una domanda interessante: è vero che nel centro destra ci sono esponenti che spingono verso una legge che tuteli le coppie di fatto?

La dichiarazione del capogruppo alla Camera dei Ccd-Cdu Luca Volonté (in foto) riportata ieri da Repubblica sembra confermarlo: l’esponente centrista si dice "d’accordo per il sostegno della famiglia basata sul matrimonio" ma aggiunge: «non siamo però ciechi e il Parlamento dovrà pensare a una buona legge per le coppie di fatto». La presa di posizione non passa inosservata al presidente nazionale Arcigay che la saluta come un nuovo segnale di apertura sull’argomento da parte del mondo cattolico: «Evidentemente si riconosce anche nella maggioranza una situazione di inadeguatezza rispetto a certi parametri anti-discriminatori che l’Unione Europea ha già dichiarato come imprescindibili e che presto potrebbero diventare obbligatori anche in Italia – dichiara Sergio Lo Giudice – Comincia quindi una corsa per mettere le mani avanti».

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