UNO STRAPPO TRA GAY E STATO

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Massimo Consoli, padre storico del movimento gay italiano, sulla partecipazione al Kiss2PaCS: "Dal '76 celebro unioni morali. Lo Stato deve capire che è in ritardo sulla società civile".

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ROMA – Quando lo Stato è in ritardo rispetto alla società civile, quando frange estremistiche ed intolleranti che trovano ospitalità all’interno delle istituzioni cercano di imporre la loro visione del mondo al resto della collettività, quando i diritti fondamentali dell’individuo diventano un optional condizionato dall’interesse politico, le comunità più discriminate rivendicano la loro autonomia e vanno avanti per la loro strada indipendentemente dal potere centrale.
L’indifferenza e l’ostilità dello Stato italiano nei confronti della sua comunità più numerosa e qualificante, con una tradizione storica di grande spessore culturale e umano, è ormai giunta al suo punto di rottura.
Visto inutile ogni sforzo di poter esprimere la propria identità sociale, sessuale, culturale in maniera pacifica ed all’interno di questa società, la comunità varia procede ormai per conto suo.
E’ dal 1976 che, di fronte alla nostra comunità, celebro unioni morali tra persone che si amano, indipendentemente da vincoli legali o da costrizioni giuridiche.
Il 2 settembre ed il 21 ottobre di quell’anno, presso l’Ompòs di Roma, si svolse una cerimonia tra due ragazze (la prima volta) e tra due ragazzi (la seconda volta). In tale occasione si prese atto di fronte alla comunità dell’amore esistente tra questi giovani.

Un’altra volta, l’unione venne celebrata fra due ragazze ed un ragazzo. Quella tra Riccardo e Paolo (1977) venne anche ripresa da Luigi Comencini in un suo documentario a puntate, trasmessa dalla TV di Stato l’anno successivo e poi raccontata su un libro, “L’Amore in Italia”, edito da Mondadori nel 1979.
Molti giornali si occuparono di queste unioni che ho continuato a celebrare nel corso degli anni. Il più intelligente fu, proprio agli inizi, il settimanale “Amica”, del 23 dicembre 1976, che con Antonella Amendola affrontò con grande delicatezza l’argomento. Una pagina di quest’articolo è stata ripubblicata, con le sue tre foto, su “Bandiera Gay” (Edizioni Libreria Croce, Roma, Novembre 1999).
L’ultima unione che ho celebrato è stata tra Barbara e Maya, il 27 luglio 2002.
Lo Stato deve capire che quando non è capace di fare il suo dovere, le comunità al suo interno prendono iniziative autonome e vanno avanti per conto loro. Così è sempre stato nel corso della storia. Così mi sembra giusto pensare che continuerà ad essere.
Ci vediamo tutti sabato prossimo, 14 febbraio, a piazza Farnese, per festeggiare il nostro San Valentino.
Massimo Consoli

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