Uomini e donne: perché continuiamo a parlare di differenze?

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Durante tutta la storia sono state sottolineate le differenze tra uomini e donne, cosa succederebbe se iniziassimo a concentrarci sulle similitudini?

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Nella storia hanno governato più gli uomini delle donne. Nella storia le differenze tra uomini e donne si sono andate ampliando in molte culture. Nella storia sono sempre state messe in evidenza le differenze più che le uguaglianze tra i due generi canonici. Cosa succederebbe se iniziassimo concentrarci sulle similitudini piuttosto che sulle differenze?

Immaginiamo di nascere maschio o femmina e di esser subito riconosciut* dalla società in quanto appartenenti al genere a questo abbinato; dal fiocco rosa agli abitini a righe azzurre, dal bambolotto da portare in giro con il passeggino giocattolo al fucile finto per sparare agli amichetti. Dal “Mamma vorrei fare calcetto” “No perché sei una femmina”, al “Papà a me piace ballare” “No perché senno diventi frocio”.
Quanto conta l’esser trattat* da maschi o da femmine nella formazione del carattere, della personalità, dei gusti e delle capacità di una persona? Cosa succederebbe agli uomini e alle donne del futuro se educassimo tutti e tutte contro stereotipi di genere? E alla società?
 
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 Questo quesito, che sta alla base del noto progetto Educare alle differenze lanciato dall’associazione Scosse di Roma, ci sembra oggi un quesito importantissimo da cui partire per capire cosa fare e come muoversi, in quanto persone e in particolare come membri della comunità LGBTQI, nel campo dell’educazione ma anche come menti attive e pensanti nel mondo.
  
 Alcune differenze tra uomini e donne esistono: fisicamente uomini e donne sono divers* anche se sempre più persone nascono interesessuali, ovvero con apparati genitali non esattamente binari, e sono tra di noi. Vi sono anche altre differenze a livello fisico, come gli ormoni o il “dono” della procreazione, che non per tutte è un bisogno fondamentale. Ma quanto esigue sono le differenze fisiche rispetto alle similitudini, in quanto esseri umani cisgender o genderfluid?
  
 Il rischio di una storia scritta dalle differenze potrebbe infatti essere duplice: primo il riprodursi di una cultura sessista, dove la donna è vista come più debole fisicamente e da proteggere o da stipendiare meno, secondo la sopravvivenza di una cultura omofoba, che partendo dalla presunta maggiore debolezza fisica delle donne, attribuisce debolezza a tutto ciò che è distinto come portatore di “femminile”, come la “checca” o la donna transessuale.
 
Per questo potrebbe esser giusto concentrarci sulle similitudini tra uomini e donne, come tra esseri umani di diverse culture o tra attrazioni e amori etero, omo o bisessuali, piuttosto che sulle differenze, che sono tra l’altro le prime a mostrarsi.

L’educazione alle differenze non insegna soltanto che tutti e tutte siamo divers* e unic* e che il concetto di “normale” è quanto di più inconsistente esista, ma vuole anche insegnare che se tutti e tutte fossimo educat* allo stesso modo, a prescindere dal sesso di nascita, saremmo sicuramente più liber* di diventare quello che vogliamo e, di conseguenza, di amare chi ci pare e piace. Dopotutto, qualcuno ha già sostenuto che anche il cervello è unisex.
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