UOMO O DONNA? DIPENDE…

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Provare a cambiar sesso anche solo per una volta: questa la sfida che propone Diane Torr, la più famosa drag king del mondo che conduce seguitissimi e provocatori...

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NEW YORK. Quando veniamo al mondo la prima cosa che sentiamo dire è "è un maschio" o "è una femmina", e da quel momento il nostro destino è segnato. "Non fare la scalmanata", "posa quel pallone, prendi la bambolina" o "sei un maschio, posa i trucchi della mamma"! Ci ritroviamo fissi in un ruolo che ci impone come agire, come parlare, muoverci, reagire, quali oggetti usare, il nome che portiamo. Che fare a riguardo? C’è un modo di fermare questo malefico ingranaggio e di riappropriarci delle nostre pulsioni più istintive? Per le donne una soluzione ci sarebbe e ce la propone colei che viene definita in tutto il mondo ‘l’ambasciatore delle drag kings’, Diane Torr.

Cosa si prova ad essere uomo per un giorno? Camminare come un uomo, vestirsi da uomo – essere trattati da uomo? Secondo Diane, gli uomini hanno un modo tutto loro di usare lo spazio, di afferrare gli oggetti, di assumere un atteggiamento da "sono-importante-per-diritto-di-nascita" e nei suoi seminari – condotti con enorme successo in tutto il mondo – insegna come fare ad impersonare al meglio un uomo.

Le partecipanti ai seminari portano un set di abiti da uomo e nello scegliere quello che indosseranno devono fare particolare attenzione a che tipo di uomo vorranno impersonare. Anche i materiali per creare un pene artificiale devono essere portati da casa – non fatelo troppo grosso!! avvisa la brochure.

Passare per uomo richiede osservazione, ricerca e pratica. Interpretare l’altro sesso sulla scena o nella vita di tutti i giorni è più importante di quanto sembri: Diane suggerisce la pratica della performance. Pratica continua e ripetitiva che ci permetta di entrare totalmente nel genere opposto e di poter vivere con i pro di entrambi i sessi, potendoli usare al momento adatto senza problemi.

Non una parodia, quindi, ma un’impersonificazione. Diane raccomanda il cross-dressing nel senso che un alter ego maschile dovrebbe far parte della vita di ogni donna, etero o lesbica che sia, per affrontare meglio le situazioni che ci si presentano quotidianamente.

L’alter ego più famoso di Diane Torr è Danny King, che rappresenta il tipico uomo di classe media, frutto di un misto di tutti gli uomini che ha conosciuto in vita sua, tra i quali suo padre e i suoi zii. Charles Beresford, l’alter ego gay, è nato in memoria di tutti i suoi amici gay morti di AIDS, incluso suo fratello Donald, scomparso nel 1992. Tra gli altri personaggi: Jack Sprat, un cockney (nativo dell’East end di Londra) di mezza età che canta canzoncine idiote, e Hamish McAllister, un impiegato di Dumfries che recita malamente le odi del poeta scozzese Robert Burns.

Anche Diane è scozzese: ha studiato a Londra ma vive a New York dalla fine degli anni ’70. Artista, attrice, ballerina, cintura nera e maestro di Aikido, insegnante e regista: queste alcune delle sue attività. Con l’Aikido e lo yoga sviluppa un fisico tornito e muscoloso. "Molti uomini in palestra credevano che io fossi un ragazzo, un travestito".

Gli esperimenti di Diane con la trasformazione in uomo iniziano i primi anni ’80. Comincia a portare in giro uno spettacolo tutto suo che la rende famosa. Fu però nella primavera del 1989 che Diane sviluppò l’idea del seminario insieme al makeup artist Johnny Science che, per la cronaca, coniò il termine "Drag King". La prima prova consistette nell’andare vestita da uomo alla prima della Whitney Biennal. Nessuno dei suoi amici la riconobbe e così, non avendo nessuno con cui parlare, si mise ad osservare la scena come avrebbe fatto un uomo. "Presi una birra e mi appoggiai al muro, convinta di essere al sicuro. Non passò molto tempo e una donna si avvicinò e cominciò a parlare con me, nel modo in cui le donne parlano agli uomini. La guardavo incredula! Mi aspettavo che da un momento all’altro si accorgesse della mia vera identità, ma non successe nulla del genere. Non volevo crearle dei problemi rivelandole che ero una donna, quindi non dissi una parola. Questo la rese ancora più interessata e – non sapendo più cosa fare – mi allontanai.

Trovai un altro muro a cui appoggiarmi ma lei mi seguiva e tornava all’attacco. La guardavo e pensavo "Dov’è la sua autostima? Perché fa da zerbino per me?" le donne lo fanno sempre per gli uomini. Questo consolidò la mia idea di far avere questa esperienza alle donne: capire com’è la vita vista da un uomo e guardare di faccia il nostro cosiddetto comportamento normale.

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