Vahid a Roma: appello a Fini perché ottenga l’asilo politico

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L'iraniano che aveva chiesto l'asilo in Francia, dove è stato arrestato, sarà trasferito in Italia domani. Le associazioni chiedono al Presidente della Camera che si opponga al suo...

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“Abbiamo ricevuto poco fa la conferma che domani mattina Vahid Kiani Motlagh, 32enne iraniano omosessuale che rischia il rimpatrio in Iran per avere violato le leggi sull’immigrazione, verrà trasferito (come prevede la Convenzione di Dublino) dal centro di detenzione dell’aeroporto francese Saint-Exupery presso Lione verso l’Italia, primo Paese in cui, nel 2007, si era rifugiato fuggendo dalla persecuzione in Iran, nazione che prevede il carcere, la tortura e la pena di morte per i cittadini ritenuti ‘colpevoli’ di essere omosessuali in base alla legge islamica”. Con queste parole inizia l’ultimo comunicato di Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani che insieme all’Associazione Radicale Certi Diritti e alla Fondazione Luciano Massimo Consoli si sta occupando del caso.

“Il tribunale amministrativo lionense – continua il comunicato – ha infatti stabilito che, secondo la Convenzione di Dublino e il Regolamento “Dublino II” (CE n. 343/2003), spetterà all’Italia conferire o meno l’asilo come rifugiato al giovane omosessuale. Il ragazzo, lo ricordiamo, aveva chiesto asilo politico anche in Francia, ma, innamoratosi di un cittadino belga residente in Italia, era rimasto con lui a Roma. I due, poi, avevano scelto di unirsi secondo il rito dei Pacs, ma appena entati in Francia, il il giovane è stato arrestato. “Vahid vive nell’angoscia e in una recente telefonata lo abbiamo sentito fragile, depresso e in uno stato psico-fisico debolissimo. E’ pertanto necessario – continua EveryOne – fornire al giovane la massima protezione umanitaria e far sì che possa regolarizzare la sua posizione in un contesto di serenità e sicurezza, riabbracciando il compagno belga che vive a Roma e che non lo vede da oltre un mese”.

Il Gruppo EveryOne, che ha inviato poco fa un appello urgente al Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini affinché interceda con le massime autorità dello Stato per fornire protezione a Vahid, chiedendo al Governo Italiano che l’omosessuale iraniano venga immediatamente liberato, non appena raggiungerà il suolo italiano, e non sia assolutamente condotto in un centro di detenzione. “L’Italia non può permettere che un innocente che fugge da morte e persecuzione nel proprio Paese venga detenuto per la sua condizione di clandestinità – scrivono gli attivisti -. Il caso di Vahid è stato da noi portato, inoltre, all’attenzione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e della Commissione Ue, mentre organizzazioni e forze politiche italiane si stanno già impegnando al nostro fianco per evitare che il giovane possa essere internato, anche temporaneamente, nell’inferno di un Centro di identificazione ed espulsione, evento che deve essere evitato, in  ossequio alla Convenzione di Ginevra e delle carte che tutelano i diritti dei profughi".

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