Il Vaticano ribadisce: “I gay non possono diventare preti”

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Un messaggio di chiusura verso tutti i giovani gay credenti.

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La Chiesa ha voluto ribadire il suo no al sacerdozio per gli omosessuali. In documento pubblicato ieri dalla Sede della Congregazione per il Clero, Il dono della vocazione presbiterale, si dichiara ufficialmente che le persone omosessuali non possono accedere al seminario.

Nelle 83 pagine del documento il divieto è ribadito in più punti e del resto era già stato precisato nel 2005 (nel documento Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli ordini sacri). Un’intera sezione del testo è intitolata proprio Persone con tendenze omosessuali:

La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate.

L’omofobia prosegue anche alcune righe più avanti:

Qualora si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale. Peraltro, occorre ricordare che, in un rapporto di dialogo sincero e di reciproca fiducia, il seminarista è tenuto a manifestare ai formatori — al Vescovo, al Rettore, al Direttore Spirituale e agli altri educatori — eventuali dubbi o difficoltà in questo ambito. 

Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione.

Sarebbe gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale.

Qui il documento nella sua interezza a questo indirizzo.

Una posizione, questa del Vaticano, tanto netta quanto ipocrita, visto che la realtà è, nei fatti, sotto gli occhi di tutti.

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