VENDOLA CONTRO TUTTI

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Intervista a Nichi Vendola, deputato dal '92 e fondatore dell'Arcigay, che critica l'omofobia del centro-destra come il clericalismo della sinistra.

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Nichi Vendola ha 42 anni, è pugliese, è candidato come capolista nella circoscrizione della Puglia e anche candidato come capolista in Campania 2. Fa politica dal 1970 ("Da quando ero bambino" dice) per Rifondazione Comunista. Entra in Parlamento per la prima volta nel 1992; è un giornalista professionista, ha pubblicato cinque libri di cui due di poesia, è tra i padri fondatori dell’Arcigay e ha contribuito alla nascita della Lila.

Nella sua carriera di parlamentare ha ricoperto incarichi di rilievo: è stato Vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia dal 4 dicembre 1996, componente della Giunta per il regolamento dal 28 ottobre 1998, componente della XIV Commissione permanente Politiche U. E. dal 27 ottobre 1999.

E’, insomma, uno dei pochi attuali rappresentanti della comunità omosessuale alla Camera. Sperando che dal 14 maggio possa essere in buona compagnia, gli abbiamo posto alcune domande relative a questa accesissima campagna elettorale.

Lei che lo frequenta da qualche anno, pensa che nel Parlamento ci sia spazio per una politica gay?

Oltre ad essere dal 1992 l’unico gay dichiarato in Parlamento, nonstante presenze ibride sparse qua e là, sono stato pomotore di alcune proposte di legge, dalla legge anti-discriminazioni a quella che riguarda il riconoscimento delle coppe di fatto. Ma da un lato i guardiani della fede, ovviamente della fede elettorale, del Polo hanno costituito sistematicamente uno sbarramento a tutte le proposte di legge che riguardassero l’ampliamento dei diritti civili, dall’altro l’atteggiamento neo-clericale del centro sinistra ha definitivamente inibito la possibilità di aprire un dibattito autentico su quello che significa oggi famiglia, diritto individuale, libertà.

Come vede la possibilità che in queste elezioni, anche attraverso le numerose candidature di gay e lesbiche dichiarate, si possa creare un movimento trasversale che affronti le tematiche care alla comunità omosessuale?

Da parte del Polo c’è una formidabile caratterizzazione omofoba, a dispetto delle vite private vere di molti protagonisti della vita politica del Polo. Sulla trasversalità, dico che quando si può raggiungere un obiettivo, quando c’è la praticabilità di un obiettivo allora concorrono tutte le risorse necessarie. Ma penso che se non ci sarà una revisione politica culturale forte dell’Ulivo e delle forze del centro-sinistra, e una rottura con quell’ansia di moderatismo e di corsa al centro, che ha reso la classe politica nel suo complesso un espressione giubilare, penso che sarà difficile aspettarsi molto dal Parlamento. Come al solito bisognerà aspettarsi molto dai movimenti reali della società.

C’è un ampio dibattito su Gay.it riguardo allo schieramento degli omosessuali italiani, culminato con un sondagio che dava addirittura in vantaggio Berlusconi. C’è qualcosa che vorrebbe dire alle lesbiche e ai gay che sono orientati a destra o sono ancora indecisi?

Sì: mi ricordano gli emigranti italiani che, nel momento in cui sono riusciti a integrarsi negli Stati Uniti d’America, sono diventati razzisti nei confronti dei portoricani. O quegli immigrati meridionali che quando si sono integrati a nord sono diventati elettori della Lega. Con la considerazione che "io me la sono cavata", e quindi posso pure votare un signore come Fini che vorrebbe cacciare gli omosessuali dalle scuole o votare Berlusconi in una versione raccapricciante dei richiami fascisti liberisti e clericali, beh, si può anche pensare di essere immuni dai trucchi repressivi di una società come quella immaginata da Berlusconi. Faccio tanti auguri agli omosessuali che voteranno Berlusconi e spero per loro che non avranno a pentirsi amaramente e sulla propria pelle per quel voto.

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