Vescovi toscani: no alle unioni di fatto

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La Conferenza Episcopale toscana chiede che nel nuovo Statuto regionale la famiglia fondata sul matrimonio non sia equiparata giuridicamente, socialmente e economicamente ad altre forme di convivenza.

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FIRENZE – “La famiglia e’ la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna” ed e’ questa ad avere “il diritto di essere riconosciuta, sostenuta e valorizzata sia dalla cultura sia dalle istituzioni se non si vuole che la sua frana diventi la frana della societa’ acuendo problemi non solo etici, ma anche economici e civili”. Con queste parole la Conferenza Episcopale toscana chiede che il nuovo Statuto regionale riconosca che “la famiglia fondata sul matrimonio non puo’ essere equiparata giuridicamente, socialmente e economicamente ad altre forme di convivenza, fermi restando i diritti-doveri inalienabili e costituzionali di ogni persona”.
I Vescovi Toscani, riuniti nei giorni scorsi per la loro sessione estiva in provincia di Cuneo, tornano sul tema segnato da polemiche dopo una omelia dell’ arcivescovo di Firenze, Ennio Antonelli, che sostanzialmente aveva tracciato il primato della famiglia rispetto alle altre forme di convivenza. L’ intervento della Cet assume rilievo perche’ e’ tra quelle suggerite per la stesura del nuovo Statuto regionale.
I vescovi chiedono anche che lo Statuto riconosca la persona fin dallo stato embrionale, dicono no all’eutanasia e invocano attenzioni e tutele per “le persone piu’ povere, indifese e sofferenti, qualsiasi etnia, sociale culturale e religiosa esse abbiano”, oltre alla partecipazione alla vita della Regione del mondo civile, sociale, culturale e religioso.
Famiglia, persona e partecipazione, per i Vescovi toscani sono punti “fondamentali” che dovranno essere affrontati dal nuovo Statuto perche’ “al di la’ delle parole comunemente usate, ci sono purtroppo spiegano – gravi equivoci, legati alla crisi del pensiero e del costume contemporaneo”.
La Cet, ricordando che tra poco sullo Statuto la Commissione speciale del Consiglio regionale comincera’ le consultazioni, invita tutti “alla disponibilita’” e ai cattolici ricorda che “hanno l’obbligo morale di concorrere, in coerenza con l’intera dottrina sociale della Chiesa, anche al bene comune regionale, impegnandosi a riflettere, a coordinarsi e a intervenire efficacemente”. I vescovi toscani auspicano che la promulgazione dello Statuto sia un momento “di forte coesione regionale nello spirito della Costituzione Italiana, senza dividere, ma favorendo la casa comune di un popolo”.

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