VESCOVO GAY: ECCO LA NOMINA

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Dopo mesi di polemiche, consacrato ieri il primo vescovo apertamente gay della Chiesa Anglicana. Presenti ex-moglie, figli e attuale compagno. E decine di oppositori…

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NEW YORK – In mezzo a canti, processioni ma anche cartelli di protesta con la scritta ‘Dio odia i gay’, il reverendo V. Gene Robinson, 56 anni, è stato consacrato ieri, domenica 2 novembre, vescovo della Chiesa Episcopale, alla presenza della ex-moglie da cui ha divorziato, dei due suoi figli e del suo compagno, con cui convive da 14 anni. La nomina chiude così alcuni mesi di febbrili polemiche e discussioni sulla liceità, all’interno della chiesa Anglicana, di cui la Chiesa Episcopale è l’ala nordamericana, del comportamento omosessuale. Robinson è infatti il primo vescovo apertamente gay della confessione religiosa americana e la sua consacrazione rischia di portare la Comunione Anglicana mondiale allo scisma.
Il vescovo è stato consacrato nel corso di una cerimonia a Durham in New Hampshire davanti ad alcune migliaia di persone riunite nello stadio di hockey. Due i “picchetti di manifestanti” presenti davanti all’arena: uno era composto da circa 300 sostenitori di Robinson appartenenti ad associazioni gay, l’altro da 11 attivisti anti-gay dalla Chiesa Battista di Westboro a Topeka. La leadership dell’American Anglican Council (AAC), gruppo conservatore, avevano inoltre riunito circa 500 persone in una cerimonia alternativa.
Alcuni fedelli hanno espresso pubblicamente obiezioni sulla scelta di Robinson prima della liturgia della consacrazione, poi hanno abbandonato l’arena mentre la cerimonia entrava nel vivo. Durante la funzione, della durata di un’ora, c’è stata la protesta formale di due soli dei 55 vescovi presenti, i quali hanno obbiettato che la condotta di Robinson è in aperta violazione con quanto stabilito dalle Sacre Scritture.
Tra i leader episcopali che hanno approfittato dell’opportunità offerta dall’officiante di esprimere il loro dissenso c’è stato il vescovo David Bena di Albany nello stato di New York a nome di altri 36 vescovi della Chiesa Episcopale americana e della Chiesa Anglicana del Canada. “Lo stile di vita scelto da Robinson – ha detto il vescovo Bena – è incompatibile con le Scritture e con gli insegnamenti di questa Chiesa”.
Ha obbiettato anche l’ex reverendo Earle Fox di Pittsburgh. Ma quando il religioso ha cominciato a parlare nello specifico del comportamento degli omosessuali (“Tra i maschi, circa il 99% fa sesso orale, il 91% sesso anale, l’82% rimming, cioè stimola l’ano del partner…”) il vescovo Frank Griswold che celebrava la cerimonia di consacrazione lo ha cortesemente zittito: “Ci risparmi per favore i dettagli e vada alla sostanza”. Le obiezioni sono durate in tutto una decina di minuti.
Alla fine, Robinson ha ricevuto la nomina, per la quale, come aveva detto più volte nei mesi passati, si sente chiamato direttamente da Dio: “Non potete immaginare che onore sia per voi avermi nominato” ha detto agli intervenuti, dopo che questi gli avevano tributato una “standing ovation”.
Ora, tuttavia, il cammino di Robinson è completamente in salita: già oggi sono molti i comunicati di protesta che giungono soprattutto dalle comunità anglicane dell’Africa. Il reverendo Peter Akinola, vescovo di Abuja e capo della comunità anglicana nigeriana afferma, esprimendosi a nome “dei primati del Sud” che rappresentano 50 dei 70 milioni di anglicani nel mondo, che la comunione con la Chiesa anglicana americana “è compromessa”. “Ora siamo due chiese diverse: il Diavolo è entrato nella Chiesa, non ci si può prendere gioco di Nostro Signore” arriva a dire il primate della Chiesa anglicana del Kenya arcivescovo Benjamin Nzimbi, annunciando la conseguente interruzione di ogni tipo di rapporto con la Chiesa anglicana degli Stati Uniti. “Non possiamo essere nella stessa comunione di Robinson, della sua diocesi, e dei vescovi coinvolti nella sua consacrazione. Non è questione – ha aggiunto l’arcivescovo – di divisione tra liberali e tradizionalisti: è che la Bibbia è molto chiara nel proibire l’omosessualità”.
Anche la Chiesa anglicana ugandese, dopo quella del Kenya, ha annunciato che romperà le proprie relazioni con i confratelli americani, colpevoli di aver consacrato il primo vescovo apertamente omosessuale. “Noi abbiamo già deciso di rompere le relazioni con quelle diocesi che consacrano vescovi omosessuali o benedicono i matrimoni tra gli omosessuali”, ha dichiarato il reverendo Jackson Turyagenda, portavoce della Chiesa in Uganda. “In realtà – ha precisato – non siamo noi a rompere con la diocesi del New Hampshire. Sono loro che hanno deciso di mettersi da parte”.
L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha espresso il suo “profondo rammarico” per le divisioni in seno alla Comunione Anglicana provocate dalla consacrazione, da parte della branca americana, di un vescovo dichiaratamente omosessuale. Le divisioni “saranno tanto più visibili quanto più sarà impossibile per il ministero di Gene Robinson come vescovo di essere accettato da ogni provincia della Comunione”, ha aggiunto. “E’ chiaro che coloro che hanno consacrato Gene Robinson hanno agito in buona fede”, ha ammesso tuttavia Williams, invitando a affrontare “con onestà” gli effetti di tale iniziativa nella Comunione Anglicana mondiale, forte di 70 milioni di fedeli, specie nei Paesi non occidentali.
In Italia, l’insediamento di Gene Robinson, è stato salutato con favore dal deputato Ds Franco Grillini, presidente onorario Arcigay, che lo ha definito “un fatto storico epocale perchè smentisce millenni di omofobia clericale”. “E’ del tutto evidente – afferma Grillini – che ormai non si possono più invocare le sacre scritture per giustificare l’ omofobia e il rifiuto della diversità. I preti gay nel mondo anglosassone sono ormai tantissimi e non sono più costretti a nascondersi come quelli cattolici. La nomina di Robinson risulta tanto più eclatante se si considera la ‘vicinanzà della chiesa anglicana a quella cattolica e ai rapporti stretti tra la prima e la seconda. Robinson è stato eletto dalla sua comunità in un procedimento democratico che è impensabile per esempio nell’ attuale organizzazione della gerarchia vaticana”.
“E’ stata la comunità locale – rileva Grillini – che lo ha voluto, lo ha eletto, lo ha difeso e si riconosce nella sua attività pastorale. Ciò non potrà non avere influenza profonda sull’ insieme della cristianità che è chiamata ad accettare e comprendere l’ omosessualità moderna come normalità anche dentro la chiesa stessa”.

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