Via il crocifisso dall’aula: “Mi delegittima in quanto gay e docente”

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Il gesto di Davide Zotti, responsabile scuola di Arcigay. Romani: "Ha il nostro sostegno".

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“Quel simbolo rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo”. Così Davide Zotti, responsabile Scuola di Arcigay e docente, ieri mattina è entrato nella sua classe del Liceo Carducci di Trieste ed ha tolto il crocifisso che era appeso al muro.

“Come docente e omosessuale – ha spiegato Zotti – non posso più accettare di svolgere il mio lavoro in un luogo, l’aula, segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale”. Un gesto che lo stesso Zotti definisce di “disobbedienza civile” rispetto all’intervista rilasciata dal Cardinale Ruini al Corriere , che è solo l’ultimo episodi, in ordine cronologico, la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

“Per l’ennesima volta – ha spiega il docente al Corriere – ha ribadito le posizioni omofobiche della Chiesa, affermando l’omosessualità non è conforme alla realtà dell’essere umano, nulla di nuovo, ma non per questo meno grave”. Zotti è pronto alle conseguenze della sua scelta che potrebbe scatenare polemiche e reazioni. “Pagherò di persona – ha detto – mentre i rappresentanti delle più alte gerarchie della Chiesa cattolica potranno continuare indisturbate a fare dichiarazioni discriminatorie e lesive della nostra dignità”.

A Zotti sono arrivate molte dichiarazioni di solidarietà (la sua bacheca su FB ne è piena) compresa quella di Arcigay e del suo presidente Flavio Romani. “Il gesto di Davide Zotti – sottolinea Romani – merita tutto il nostro sostegno, perché si fa carico di sottolineare una discriminazione che è allarmante nel nostro Paese, perché coinvolge un ambito, la scuola, a cui le istituzioni dovrebbero rivolgere massima attenzione”. “Invece non è così – conclude – e il caso dell’insegnante umbro costretto a lasciare il proprio lavoro ne è l’ennesima, avvilente, dimostrazione”.

La vicenda di Trieste, infatti, segue quella che ha visto protagonista Daniele Baldoni , l’insegnante di danza umbro che, a seguito di lettere dei genitori dei suoi allievi che ne criticavano “lo stile di vita” non ritenendolo adeguato al ruolo di insegnante, ha scelto di rinunciare all’incarico nella scuola del perugino in cui da cinque anni portava avanti un progetto di danza con ottimi risultati. Anche a Baldoni Arcigay ha manifestato “tutta la nostra solidarietà” insieme al Circolo Mario Mieli di Roma che ha definito “gravissimo” quanto accaduto in Umbria. “E’ impensabile – ha dichiarato il presidente Andrea Maccarrone – che nel 2014 dei genitori possano porre un veto su un insegnante in base al suo orientamento sessuale”.

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