Vienna: Europride di successo

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Più di 300.000 persone hanno sfilato sabato per la manifestazione europea dell'orgoglio gay.

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Era stato costruito per ospitare le parate militari, ma il Ring di Vienna sabato scorso ha accolto invece circa trecentomila coloratissimi manifestanti, che hanno marciato per i diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali e dei transessuali. Centinaia le organizzazioni presenti a questo Pride europeo, che è andato persino meglio delle previsioni: oltre ai gruppi austriaci, sono convenuti per la manifestazione anche omosessuali cechi, sloveni, ungheresi, rumeni, cioè persone provenienti da paesi dove la consapevolezza politica del movimento gay sta nascendo solo ora. Anche Arcigay e Mario Mieli dall’Italia erano presenti con i loro striscioni.

La manifestazione si è caratterizzata per il fatto di essere coloratissima, piena di carri allegri e di musica assordante. "Non è solo una grande, bellissima festa" dice Viktor Schmidt presidente del comitato Christopher street day, "ma una manifestazione politica per l’abolizione delle discriminazioni e la parità di diritti con le unioni di coppia degli eterosessuali".

Nel corso della assordante manifestazione, però, ha trovato spazio anche un minuto di silenzio, dedicato alla memoria delle vittime dell’Aids e dell’omofobia. D’altronde, anche la stessa Austria è stata citata dal recente rapporto sui diritti civili degli omosessuali nel mondo: in questo paese, infatti, i rapporti sessuali tra maschi sotto i diciotto anni sono ancora punibili con una pena fino a cinque anni di carcere, mentre nei rapporti etero e nei rapporti fra donne l’età minima è di 14 anni.

In questi giorni, tuttavia, a Vienna non si respirava affatto aria di discriminazione: la manifestazione dell’Europride era pubblicizzata in tutta la città con evidenza, e in vari luoghi si sono svolte decine di manifestazioni collaterali che hanno coinvolto anche la cittadinanza della capitale. Unico episodio sgradevole, il tentativo da parte di alcuni gruppi nazisti di abbattere la mostra sulle vittime gay del nazismo: ma in certi ambienti l’omofobia è dura a morire…

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