Vigile urbano bolognese racconta del suo cambio di sesso

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Fino a 25 anni si chiamava Katia ed era donna. Ma sgonava di risvegliarsi uomo. Poi un amico, l'incontro con il Mit e il percorso fino all'operazione. Ora...

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Sarà il clamore creato dalla storia del vigile urbano gay di Milano  che rischia una sanzione per avere usato a divisa per scopi non lavorativi, sarà che in questi giorni si svolge il primo meeting dell’associazione dei poliziotti LGBT italiani, ma le storie di persone che vestono la divisa e fanno coming out fioriscono come mai prima d’ora.
Oggi, sempre della pagine del Corriere, questa volta nell’edizione bolognese, è il turno di Stefano 31 anni, anche lui vigile urbano che fino a qualche anno fa per l’anagrafe era Katia. Fino a quando, un giorno a 21 anni chiama il consultorio del Mit e inizia il suo percorso personale che la porterà, a 25 anni, a subire l’operazione per il cambio di sesso all’ospedale Sant’Orsola di Bologna e a diventare, appunto, Stefano. 

"Fin da piccola mi addormentavo sperando di svegliarmi maschio", ha raccontato Stefano alla giornalista del Corriere alla quale ha spiegato quali sofferenze ha passato da adolescente credendosi lesbica e vedendosi costretta ad allontanarsi dalla famiglia d’origine dopo avere confessato loro la sua natura.
A cambiare il corso della sua vita, come spesso accade in questi casi, un incontro casuale. "Incontrai un ragazzo di cui mi innamorai: era una donna, ma diceva di sentirsi un uomo – continua Stefano nell’intervista -. Mi resi conto che volevo essere come lui. Un giorno decisi di tagliare i capelli e mettermi solo jeans e maglie larghe".
Adesso, dopo gli incontri al Mit, l’operazione e dopo essere stato riaccettato dalla famiglia, Stefano è un uomo felice, che dice di essere a suo agio anche tra i colleghi in divisa. 

"Nel complesso mi sento accettato – racconta -. Ho parlato con tutti, mi hanno fatto le domande più assurde. Ho venduto la mia privacy pur di aiutare gli altri a capirmi".
Oggi non ha più dubbi su chi è e chi vuole essere, spiega alla giornalista, e si dice felice di essersi trovato a Bologna a vivere la sua storia. "Qui se ti spieghi, la gente ti capisce", conclude.

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