Vittima di bullismo si ribella e finisce denunciato

di

Foto segnaletiche, impronte digitali e una giornata alla stazione di polizia. E' questo il trattamento riservato a Brenton, 11 anni, per avere minacciato i bulli che lo chiamavano...

1592 0

Lui si chiama Brenton, Brenton Peraita, ha 11 anni ed è vittima da tempo di atti di bullismo da parte dei suoi compagni che non la smettono di chiamarlo "frocio", "Brentina" e di rendergli la vita impossibile.

Arrabiato, esasperato e stanco di una situazione che non accennava a cambiare, Brenton li ha minacciati, dicendo loro chiaramente che se non avessero di infastidirlo lui avrebbe sparato a tutti con una pistola.

E in un paese come gli States (il teatro della vicenda è una piccola cittadina che si chiama Yuba City) che da una parte vive con la fobia delle stragi nelle scuole, ma che dall’altra non cambia le sue politiche sul possesso delle armi, a finire nei guai è stato proprio il piccolo Brenton, la cui unica colpa è stata quella di fare la voce più grossa dei bulli che gli giravano intorno.

"La ricompensa per avere alzato la testa da solo ed aver detto ‘Non sarò più la vittima’ – ha dichiarato il padre, José -è stata ritrovarsi alla stazione di polizia, con tanto di foto segnaletiche scattate e impronte digitali prese".

Perché è questo che è successo. Mentre dei bulli non sappiamo nemmeno i nomi, Brenton è finito nelle mani della polizia come un criminale.

"Non possediamo una pistola a casa" ha spiegato il padre del piccolo per dire che sarebbe stato impossibile che Brenton recuperasse una pistola vera. Insomma era davvero solo un modo per alzare la testa e farsi valere in una situazione in cui neanche la scuola gli era corsa in aiuto, stando alle testimonianze. Ironia della sorte, a denunciare Brenton sono stati proprio i suoi torturatori.

Leggi   Daniel Franzese di Mean Girls e Looking rivela gli abusi omofobici sul set
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...