«VOTIAMO ARCOBALENO»

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Una lista gay alle elezioni. La propone Gianpaolo Silvestri su GuideMagazine. Fantapolitica? Ci rispondono Oliari dei GayLib e Grillini dei Ds. E sembra quasi fattibile…

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GROSSETO – I gay, stanchi delle promesse, potrebbero anche negare il loro voto ai partiti tradizionali e presentarsi da soli alle prossime elezioni. Provocazioni? Nient’affatto. A lanciare la proposta-choc, durante un’intervista al mensile GuideMagazine, è il filosofo e giornalista Gianpaolo Silvestri, 49 anni, uno dei fondatori dell’Arcigay e responsabile per i Verdi del settore “diritti civili”, direttore della rivista teorica “Mappe”.

Mentre infatti tutti i maggiori Paesi europei hanno legiferato in materia di unioni civili – sostiene Silvestri – «in Italia i partiti politici non si sono ancora liberati dall’influenza della morale cattolica» nella elaborazione dei loro programmi. Pertanto, non ci sono garanzie che le iniziative per il riconoscimento delle coppie di fatto – o di altri diritti fondamentali per la comunità GLBT – diventino leggi dello Stato. Di qui la proposta: «Elaborare una Lista “Arcobaleno” autonoma che abbia i diritti, le libertà, l’eco-pacifismo e la laicità come punti programmatici e che possa allearsi con altri spezzoni della società civile e/o politica» per realizzarli.

Non c’è dubbio – continua Silvestri nella sua intervista – che «sul piano del costume il movimento gay abbia vinto la battaglia». Il problema principale, tuttavia, è tradurre questa vittoria sul piano delle istituzioni concrete, ossia garantire anche sul «piano normativo» pratiche e stili di vita ormai ampiamente accettati.

Così – conclude il responsabile dei Verdi – «se i nostri obiettivi non acquisteranno vera centralità nell’agenda politica dei partiti italiani, occorrerà pensare ed agire in proprio», costruendo una lista trasversale autonoma che raccolga il voto di protesta.

Più che alla costituzione di una nuova forza politica, però, Silvestri sembra pensare più pragmaticamente alla costituzione di una lista laica omosessuale, dove si incontrino le diverse istanze di cambiamento già presenti nella società civile.

Fantapolitica? A stretto giro di posta dal lancio della “provocazione”, giunge la risposta di personalità politiche da anni impegnate nella lotta per i diritti dei gay.

«Accetto la provocazione e rilancio». Sembra essere questo, in estrema sintesi, il messaggio di Enrico Oliari, presidente nazionale di GayLib, il movimento di gay liberali di centro-destra che – come si legge nel documento programmatico dell’associazione – «non accetta di lasciare alla Sinistra il monopolio del movimento omosessuale». Purché – precisa infatti Oliari – la lista “Arcobaleno” che si intende costituire sia effettivamente “transpartitica” e cioè non contenga solo figure della Sinistra. Il movimento omosessuale italiano – conclude il presidente di GayLib – dovrebbe finalmente «smettere di svendersi al migliore offerente», acquistare definitivamente coscienza dell’importanza dei diritti che rivendica e, soprattutto, dovrebbe «liberare e valorizzare figure al proprio interno che finora sono state irrigidite in logiche di partito» senza che abbiano potuto esprimere, nella battaglia per i diritti civili, tutte le loro capacità.

Alla proposta di Silvestri guarda con interesse anche il parlamentare diessino Franco Grillini, che ritiene il dibattito su questo tema «legittimo e utile, dato che, del resto, la questione era stata anche posta ufficialmente all’ultimo congresso dell’Arcigay con una mozione».

La riflessione sulla capacità del movimento gay di darsi un “braccio politico” – dice il deputato bolognese – «esiste in Italia da almeno 15 anni. In un esercizio di stile avevamo persino stabilito nome e simbolo (una margherita) ed è stato un vero peccato non averlo registrato. Non se n’è fatto nulla perché si è preferito cercare di influenzare i partiti e spostarne la cultura sul terreno dei diritti civili e di libertà. Chi, come me, milita nei DS può dire di avere raggiunto discreti risultati tenuto conto delle dimensioni del partito. Per esempio, la questione omosessuale è stata inserita nel programma del partito e i DS hanno un gruppo gay al suo interno di tutto rispetto». Probabilmente – conclude Grillini – «con una struttura simile si potrebbe ipotizzare una forte influenza degli omosessuali nella politica italiana. Probabilmente, però, più che una lista vera e propria forse varrebbe la pena ragionare su di un movimento che sia capace di incidere sulla cultura politica dei partiti italiani: una trasversale libertaria capace di imporre all’agenda politica i valori della libertà, dei diritti individuali e della laicità dello stato». Massima apertura, dunque, in un’ottica di sana e costruttiva «contaminazione reciproca.»

La deputata di Rifondazione Comunista Titti De Simone, 33 anni, che non è stato possibile sentire sulla questione della lista “Arcobaleno”, sembra piuttosto puntare al ruolo delle donne come vero problema. Nel suo manifesto politico scrive: «l’Italia è fra i Paesi del mondo quello con il minor numero di donne presenti nelle istituzioni. La presenza delle donne nella società non si è finora tradotta in una adeguata rappresentanza nella vita politica». E, benché le battaglie civili «che le donne hanno sostenuto nel nostro Paese rappresentino una grande conquista di libertà», l’Italia fatica ancora a riconoscere alle donne un ruolo di pari dignità. Tutto questo -afferma il suo manifesto politico – «per cambiare il mondo.» In meglio.

di Dario Remigi

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