Zachary Quinto: “Niente di buono dal non fare coming out”

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L'attore statunitense spiega perché ha scelto proprio quell'intervista dell'anno scorso per fare coming out: "I muri sono tanto alti e spessi quanto noi gli consentiamo di essere"

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In una lunga intervista rilasciata al magazine statunitense "Out" l’attore Zachary Quinto, che ha fatto coming out lo scorso anno, si racconta dal punto di vista personale e artistico.
Come spesso accade ultimamente tra lep ersonalità in vista dello showbiz a stelle e strisce, il coming out di Quinto è avvenuto in modo da apparire quadi accidentale, ma non lo è stato affatto.
Durante un’intervista al magazine "New York", rispondendo ad una domanda, Zachary ha iniziato dicendo "Da uomo gay…", espressione che ha ripetuto anche un’altra volta nella stessa intervista, quasi a sincerarsi che il emssaggio fosse passato. Un modo semplice ed efficace per rivelare a tutti di essere gay senza che questo diventi lo scoop del giorno, ma anzi facendo sì che passi come una cosa normalissima.

E infatti, il titolo dell’intervista, in alcun modo faceva riferimenti alla rivelazione: "What’s Up, Spock?" (Spock è il personaggio che Quinto interpreta nell’ultimo Star Treck, quello girato da J.J. Abrams, ndr).
L’attore racconta ad Out che per lui non è stato neanche un vero e proprio coming out, dato che l’aveva già fatto con la sua famiglia a 24 anni. "L’ho vissuto come un venire allo scoperto da dietro il muro – racconta l’attore -. I muri sono tanto alti, spessi e foti quanto noi permettiamo loro di essere".
Questo non significa che dopo aver rilasciato l’intervista, l’attore non fosse comunque un po’ in ansia per le reazioni. Racconta infatti di non aver dormito  fino alle 5 del mattino la sera prima della pubblicazione del magazine, perché non aveva avvisato nessuno di quanto aveva dichiarato, né gli amici, né la famiglia, né il manager. Semplicemente l’aveva fatto perché sentiva che quello era il momento giusto per farlo.

E infatti, il giornalista di Out gli chiede se no avesse rimpianto di non aver fatto ocming out durante un’altra intervista, quella rilasciata nel 2010 al New York Times quando l’intervistatore gli chiese con chi preferisse andare a letto. "No, per niente – risponde Quinto – perché non avevo dato io il via alla cosa. Sapevo nel profondo di me stesso che avrei dovuto dare io inizio al tutto e gestirlo io e io soltanto". Tenere in mano le redini della situazione, insomma, è stato il modo migliore per Zachary di raccontare al mondo che, sì, è gay.
"Avevo bisogno che succedesse – continua -. Altrimenti avrei rimandato. In sostanza, penso che l’unica cosa che mi guidi, nella vita, è la ricerca dell’autenticità dell’esperienza, di me stesso".

Più avanti, nella stessa intervista, Zachary Quinti dice come la pensa sul mantenere segreta la propria sessualità e lo fa parlando delle conversazioni che intrattiene con se stesso.
"Una delle conversazioni più importanti che ho avuto con me stesso – racconta – ha portato alla conclusione che non ci sarebbe potuto essere assolutamente niente di buono nel non rivelare la mia sessualità. Letteralmente niente di buono poteva venire da questo. Ma se avessi fatto il passo di renderlo noto ed essere onesto, da questo sarebbero arivate molte cose buone".

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