Per Beppe Grillo un omosessuale è come uno spacciatore?

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Al comizio di chiusura della campagna coast to coast di Di Battista sul referendum, Beppe Grillo conferma la sua estraneità alla cultura dei diritti e delle differenze.

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Non che ci fossero molti dubbi sull’estraneità di Beppe Grillo e dei 5 stelle alla cultura dei diritti e delle differenze, in ogni caso fa sempre impressione quando l’inclinazione diventa manifesta e si fa parola.

Ieri sera il comico divenuto leader politico era in piazza a Nettuno per la tappa finale del Costituzione coast to coast, il tour per sostenere il no al referendum. All’incontro partecipavano anche Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia ed è stata l’occasione per ricompattare, anche agli occhi dell’opinione pubblica, il M5S attorno al suo leader carismatico, viste le polemiche ancora in atto che stanno mettendo a durissima prova l’esordio di Virginia Raggi in Campidoglio.

La serata è stata di fatto la formalizzazione del sostegno dei vertici pentastellati alla sindaca di Roma, che in questi giorni vive momenti ad alta tensione per le accuse sul caso Muraro. Virginia Raggi andrà avanti, ha chiarito il padre padrone Grillo, anche se loro, i vertici, sorveglieranno. La mediazione del leader del Movimento porta insomma a un tacito patto tra le fazioni grilline, in grado, quantomeno sul breve periodo, di assicurare un ritorno all’ordine.

Nel generale clima di garantismo e perdono – doti di cui i 5 stelle sono notoriamente poco forniti, tranne quando ovviamente si tratta di manifestarle a proprio vantaggio – Grillo s’è però lasciato scappare quella che voleva supponiamo essere una battuta degna della sua finezza intellettuale ed estetica.

“La reazione di questo sistema a noi è una cosa bellissima, che sentiamo sulla pelle” ha detto. Poi la notevole sequenza di comparazioni: “Mi aspettavo molto di più. Un avviso di garanzia a me, 5 chili di cocaina nella macchina e finalmente la scoperta che lui (indicando Luigi Di Maio, ndr) è omosessuale”. Forse avendo intuito di aver detto una schifezza ha poi cercato di rimediare: “Non ci sarebbe niente di male”, mentre la folla rideva compiaciuta. Anche se chi conosce un poco le dinamiche della comunicazione, sa bene che “la smentita” altro non è, di fatto, che un rafforzativo del primo concetto espresso.

Insomma per Grillo essere omosessuali è caratteristica che può essere attribuita per ledere la dignità di una persona. Essere omosessuali è come ricevere un avviso di garanzia, come essere indagati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Di fatto, una vergogna. E sia chiaro: questo è davvero ciò che pensano molti e molte, ancora, in questo Paese. Ma un leader politico deve fare questo? Deve limitarsi a proiettare la cecità morale e le perversioni culturali dei suoi elettori sui palchi su cui sale a tenere comizi? 

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